il commento 2 Che ipocrisia gli applausi a questi parroci

Piacciono, questi preti decisi. Con certi principi. All'antica. Che non amano il «troppo clamore», che rifuggono dalle «carnevalate», che conoscono bene il valore del «sacramento», cioè il matrimonio, e allora ricordano a tutti che non deve essere «triturato dal gossip». Applausi. Questi preti sì, che piacciono. Non si lasciano irretire dalla notorietà dei futuri sposi e non dimenticano quello che conta, nella vita, soltanto perché in chiesa, a percorrere quella navata, ci dovrebbe essere Belen e ad attenderla, all'altare, il suo baby fidanzato. Titoli cubitali, sui giornaloni, per questi sacerdoti, questi «don» di polso. Quanto godono, i moralisti, a sentirle suonare, alla showgirl argentina e a tutto il suo mondo: quello delle farfalline, della tv, delle donne-oggetto, dei corpi esibiti etc etc e, infine, pure delle nozze-show. È vero, quegli stessi moralisti, di solito, il matrimonio di per sé, come «sacramento», lo schifano: roba da borghesucci, o da bigotti. In ogni caso da poveretti che non hanno idee più brillanti su come inventarsi un destino e una identità. Non capiscono perché la gente si sposi, figuriamoci quelli che lo fanno in chiesa: in chiesa? E perché mai. Certo, quegli stessi moralisti si rendono poi conto, riflettendo sui valori e sui principi, che il matrimonio, e specialmente quello in chiesa, sia un diritto che va però garantito alle coppie gay: e lì si capisce che certi preti non facciano più gioco, anzi siano oscurantisti e retrogradi, ma questo è cercare il pelo nell'uovo. Quello che conta ora è cantarle a Belen. Umiliare Belen. Che peraltro ha già il suo «prete di fiducia» e, come al solito, se ne infischia.