il commento 2 Dire «fate presto» non basta più

di Lodovico Festa

L'appello di Confindustria a dare un governo all'Italia subito è prezioso, ma per essere operativo chiede qualche approfondimento. Ad esempio, ricordare come fu la Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo ad aiutare la formazione del governo Prodi del 2006 che inasprì la crisi, come fu quella di Emma Marcegaglia (con cui anche Giorgio Squinzi -nella foto - valido oppositore di Montezemolo, era in squadra e che da lei fu aiutato alla successione) che dopo due anni di collaborazione, sotto la spinta dell'Abi di Giuseppe Mussari, decise nell'autunno 2011 di accelerare la crisi del governo Berlusconi e di lanciare Mario Monti poi rivelatosi la nota disgrazia che è. E intanto rompeva con una Fiat dall'innovativa linea sindacale.
Autorevoli personalità confindustriali, poi, da Alberto Bombassei (con Monti) all'ex direttore generale Giampaolo Galli (con il Pd) a Montezemolo (motore della lista Monti che portò quasi un paio di punti in più a quelli che già avevano Casini e Fini) si sono impegnate nelle ultime elezioni. Il leader degli industriali è persona che stimo senza riserve per l'attività d'impresa (impegno sociale compreso) e per la presidenza di Federchimica. Si sapeva, però, che uscendo da un terreno particolare - dove contava pure su una Cgil riformista - sarebbe stato in difficoltà.
È comunque ammirevole per slancio e capacità di dire la verità, come sulla pessima riforma Fornero. Ora, oltre a denunciare, deve aiutare a costruire alternative alla catastrofe. Per esempio, trovando un rapporto forte con Marchionne, unendo i suoi, usciti da uno scontro duro (tanto che il rivale Bombassei ha preferito il Parlamento), convocando le parti politiche (compresi quei fuori di testa dei grillini) per spiegare le posizioni confindustriali anche su temi non facili (energia, Tav, inceneritori, decrescita infelice). Deve mettere la Cgil di fronte alle sue responsabilità e sostenere lo sforzo della Cisl per una vera riforma costituzionale. Da uomo di industria, deve sapere che se la macchina dello Stato è rotta, non si rimetterà a funzionare senza rimedi specifici. Deve spiegare ai soci che all'Italia serve una politica concreta e che, dunque, devono impegnarsi rafforzando i partiti possibili, non promuovendo posizioni furbette (o isteriche come alcuni dei suoi hanno fatto con liste di disturbo). Deve dare un contributo a una giustizia che anche sull'impresa sta dando il peggio di sé: da quella civile a Finmeccanica, Eni, Fastweb, Ilva fino a Pomigliano. L'Italia è in un momento gravissimo e bisogna essere grati a Squinzi perché urla questa verità, deve solo correggere leggermente la posizione. Il problema non è «fate presto» ma «facciamo presto». Non c'è nessuno nella classe dirigente che si possa tirare fuori.