il commento 2 E l'Europa del calcio ci declassa nella serie b della buona educazione

di Tony Damascelli

Trentesimi su cinquantaquattro. Nella Europa della buona educazione calcistica facciamo la nostra sporca figura. Non ci sono alibi, la classifica del fair play, non quello finanziario ma quello della correttezza, della lealtà, in campo dei calciatori, nei confronti degli avversari e dell'arbitro, e sulle tribune, del pubblico tra insulti e volgarità varie, spinge l'Italia nella retroguardia continentale. L'Uefa ha spedito in giro per stadi di ogni dove i suoi delegati che, sulla base dei criteri prima elencati, compilano poi una pagella che porta alla graduatoria finale. La Norvegia ribadisce come sempre di essere una Nazione ideale per il football, come Svezia, Finlandia, Francia e tutti gli altri Paesi «importanti» per il gioco e non soltanto. Noi però ci vendichiamo e riusciamo a battere Russia, Albania, Lituania, Moldavia, Georgia, Cipro, Israele, Bielorussia, laddove, come tutti sanno, la tradizione del calcio è millenaria, come confermano i risultati strepitosi ottenuti dalle squadre di club e nazionali. Le ultime imprese di Genny 'a carogna non consentono di recuperare posizioni, nemmeno i buu ai calciatori di colore, nemmeno la forzata consegna in massa delle maglie ai tifosi o le bombe carta accompagnate da cori volgari. Tutti particolari che fanno folklore nei nostri stadi ma rappresentano, per gli osservatori europei, la nostra vergogna. Non so come e che cosa potrebbero commentare Malagò, Abete, Beretta e il ministro Alfano. Rileggendo la classifica penseranno a un refuso tipografico. Ma è tutto vero, ufficiale: trentesimi su cinquantaquattro.