il commento 2 Ma l'eroe de «Il sorpasso» non gradirebbe...

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No, l'auto che «si guida da sola» non fa per l'italiano medio. Quello che si identifica perfettamente nel Bruno (Vittorio Gassman) del film Il sorpasso. Lo stesso Bruno che tra una precedenza non data, un paio di corna al burino che guida troppo lentamente e un semaforo rosso «bruciato», chiede allo studente Roberto (Jean-Louis Trintignant): «L'hai visto L'eclisse? ... Io c'ho dormito, 'na bella pennichella, bel regista Antonioni!». Bruno, come gran parte degli amanti del volante, ha - e vuole continuare ad avere - con la propria macchina (chiamata affettuosamente «il mia amorino») un rapporto fisico. Sì, diciamo pure carnale. Senza arrivare al parossismo di quel tale che a San Francisco «fa dell'ottimo sesso» (giuro, è tutto vero ndr) col suo Porsche Carrera, gli automobilisti veramente machi non rinuncerebbero mai all'intimo piacere di una derapata in curva o di un'accelerata nel tunnel buio. Se a fare tutto pensa un marchingegno elettronico che gusto rimane? Sulla stessa linea pure le automobiliste davvero femmine, che mai e poi mai direbbero addio alla suadente sensazione di scalare marcia, accarezzando con maestrìa la leva del cambio. E se invece il modello del bolide «autoguidato» dovesse prendere piede? Beh, allora non rimarrebbe altro che rivederci - commuovendoci - gli inseguimenti a tutto gas di Starsky & Hutch e del tenente Kojak. Spazzati via, un brutto giorno, da KITT: la supercar completamente automatizzata, in grado di parlare e controllata da un'intelligenza artificiale. Era un telefilm, è diventata una realtà.