Troppi annunci: sa tutto di vecchio

Giusto un paio di giorno fa Apple ha presentato il suo nuovo sistema operativo. In platea c'erano sviluppatori da tutto il mondo e quando Craig Federighi, il vicepresidente senior responsabile del ramo (d'azienda) della Mela, ha fatto calare dall'alto della suspance un «this fall», ovazioni e applausi hanno accompagnato il suo sorriso. Questo autunno, ovvero tra qualche mese.

Per carità: Apple ha anche presentato la nuova edizione dei MacBook Air - «disponibili subito», per giunta - però ormai nel mondo dell'hitech l'entusiasmo si scatena per quello che ancora non c'è, secondo una politica della grande attesa che sta producendo effetti perversi. La Nintendo, ad esempio, ha presentato la sua Wii U al Ces di Las Vegas del 2011, l'ha riproposta al Ces del 2012, poi all'E3 di giugno e alla fine l'ha fatta uscire a ottobre, per un parto particamente cesareo che ha prodotto un successo inferiore alle previsioni. E non perché la console sia deludente (tutt'altro, anzi), ma perché ormai se n'era sentito talmente parlare che l'effetto novità era svanito.

Eppure la presentazione a rate è di moda: l'ha fatto adesso Microsoft con la Xbox One (uscirà a Natale ma c'è già stato un megaevento a New York), lo ha clamorosamente fatto pure la Sony per la Playstation 4, nel primo lancio mondiale in cui non si è visto ciò che si era lanciato. Perché ancora non c'era. Nel marketing del Terzo millennio l'attesa insomma si vende più del prodotto, contando che gli appassionati di tecnologia si macerino guardando il calendario.

Alla fine però qualcosa non quadra più e il risultato è che, quando arriva il giorno X, sembra tutto già vecchio. Così l'attesa ricomincia, ma fino a quando?