il commento 2 La verità è che il macho non piace mucho

di Valeria Braghieri

È da tempi non sospetti (non da oggi quando ormai tutti se ne sono accorti perché è esploso il revisionismo del bicipite ipertrofico nei film e di conseguenza anche nella realtà: meglio tonico e discreto che gonfio e sgraziato) che a noi, i muscoli degli uomini, fanno lo stesso effetto che fanno agli uomini certe tette rifatte per vanità o certe labbra gonfiate per dispercettività. Quei seni che restano immobili e marmorei anche mentre le proprietarie seguono una traiettoria differente: le signore si sdraiano in spiaggia, le tette restano in piedi, perpendicolari ai raggi del sole, aggressive, arrabbiate, tronfie di rimbalzante silicone. Lì, di traverso alla sabbia, o là, incuranti della legge di gravità in certe canotte con spalline sottili come filo interdentale. Idem per alcune bocche turgide e insensibili: alle bevande sorbite, alle lacrime grondanti, alle parole taciute, ai baci assenti, agli ormoni calanti. Sono labbra in offerta perenne, lucide, immobili, estroflesse, per nulla empatiche; dei «gommoni» fuori stagione, a cui manca solo il motore, senza mari da solcare o emozioni da sposare. I muscoli ridondanti non ci sono mai piaciuti: ricordano le saghe dei vitelli, i polli allevati in batteria o, cambiando completamente genre, gli omosessuali da spot e copertine. Perfetti sulla carta, inacessibili nella vita reale, di sicuro impraticabili per le donne. Che hanno voglia di planare su certezze e rimanerci aggrappate, quindi magari su panciotte tornite che forniscono maniglie e approdi piuttosto che su impervie «tartarughe» cosparse di olio scivoloso e riempite di anabolizzanti. Tra l'Arnold Schwarzenegger di Terminator e il Brad Pitt di Fight Club? Meglio il secondo. Per un sacco di motivi: non ultimo l'esempio dato nella vita vera.