Al conclave fuori porta Grillo limita i danni: «Noi non ci dividiamo»

Va in scena in una villa da matrimoni il volemose bene del Movimento 5 stelle. Che dopo giorni di polemiche e tensioni fa il tagliando a Villa Valente a Tragliata, tra Fiumicino e Bracciano, nella campagna romana. Tempietti greci, tovaglioli piegati a forma di cigno, paccheri con i funghi porcini e niente streaming. La gita dei rivoluzionari della politica italiana - che, si viene a sapere in serata, si ripeterà tutti i mesi, la prossima volta sarà dopo l'elezione del presidente della Repubblica - scorre secondo i più vieti cliché della Prima Repubblica che ha sempre amato questi conclavi campestri, tra battute («Quando è prevista la dimostrazione delle pentole?») e giornalisti campeggiati a elemosinare una notizia che non arriva.
Già. Chi si aspetta la resa dei conti resta deluso. Se i ferri corti sono stati tirati fuori nessuno se n'è accorto. Beppe Grillo, cerimoniere della giornata, parla ma non sconvolge. Epurazioni di quelli che il professore Paolo Becchi, ideologo del movimento, ha definito «traditori» (ammettendo poi di avere esagerato)? Niente affatto. Urla? Nemmeno tante. Certo, Grillo ammette per la prima volta che il movimento non è monolitico («È legittimo che qualcuno la pensi in modo diverso, ma non siamo noi che ci stiamo dividendo, sono gli altri») ma se la prende soprattutto con il resto del mondo, sempre più brutto, sempre più sporco, sempre più cattivo. «Se ci sarà l'inciucio tra Pd e Pdl la gente è stufa e prenderà i bastoni», spara il comico. Un suo cittadino butta là: «Ma non è che noi stiamo fornendo loro un pretesto?» e lui taglia corto: «Ma se le larghe intese le stanno facendo già da un mese».
Grillo ne ha per tutti: per quella «gente incredibile» che fa «dossier e contro-dossier di tutti i tipi»; per Napolitano: «Dobbiamo arrivare calmi e sereni all'elezione del presidente della Repubblica, che sarà molto diverso da questo»; per i partiti tradizionali «che non hanno nemmeno cambiato la legge elettorale, non fidatevi!»; per chi ha messo gli occhi su qualche dissidente («abbiamo un listino prezzi per i grillini in vendita»). Ai sui il leader consiglia di non pubblicare più informazioni personali su Facebook. E poi rivela di non andare all'Aquila per l'anniversario del terremoto per «non oscurare tutto». Il lungo venerdì dei cittadini grillini era iniziato la mattina presto, con un'ora di attesa a piazzale Flaminio sotto pioggia e dubbi battenti. Un centinaio quelli che hanno risposto presente. Manca l'uomo del giorno, quel Tommaso Currò che ha detto chiaro e tondo che è stato un errore non dare il via al governo Bersani. «È stato solo uno sfogo - minimizza Sergio Puglia - siamo in tanti a gestire questa situazione di stress, con le continue domande della stampa, non è facile». A fine serata la capogruppo Roberta Lombardi tira le somme: «Chi voterà col Pd farà una scelta personale tradendo gli impegni verso gli elettori. Sarà quindi lui a decidere di uscire dal M5S. Niente espulsioni».
Si parte. I due autobus, ci tiene a specificare il cittadino portavoce Vito Crimi, «li paghiamo noi, 10 euro più una cifra variabile tra i 18 e i 20 euro per il pranzo». Crimi è il più preoccupato di far passare il misterioso evento destreamingizzato come un'allegra scampagnata. «Due chiacchiere e via», dice fintamente ciarliero. Quando i due pullman partono li seguono varie auto con a bordo cronisti e operatori. Il tutto crea un effetto corteo nuziale che nemmeno il tentativo di depistaggio degli autisti (uno imbocca l'Aurelia, l'altro la Cassia) riesce a vanificare. Sono infastiditi, i cittadini del M5S. A loro i giornalisti non vanno proprio giù. «Lo vogliamo abolire questo finanziamento pubblico ai giornali?», posta su Facebook Sebastiano Barbanti. Il deputato Ivan Pastore stabilisce un nuovo record nella disciplina dell'insulto, parlando di «giornalisti impazziti e presi da morbosità cronica».