Il Consiglio di Stato conferma la sospensione del primario romano Toscano

Il primario di Cardiochirurgia del policlinico Umberto I di Roma aveva subito la sanzione disciplinare dopo aver accusato ingiustamente dei colleghi per la morte di una paziente. Annullata la sospensiva del Tar del Lazio

Sospeso per un anno e senza stipendio il primario di Cardiochirurgia del policlinico Umberto I di Roma, Michele Toscano.
Il Consiglio di Stato conferma la sanzione disciplinare, cancellando la sospensiva ottenuta dopo un ricorso del professore al Tar del Lazio. E lo stesso tribunale amministrativo rigetta anche un suo nuovo ricorso.
Toscano è stato allontanato dal servizio dai vertici dell'Università La Sapienza da cui dipende il policlinico, per aver accusato ingiustamente dei suoi colleghi, dopo la morte a marzo scorso di una paziente che aveva operato .
Nell'ordinanza i giudici scrivono che «l'appello appare assistito da fumus boni iuris (requisito necessario per la sospensione del medico,ndr.) considerato che i fatti oggetto di sanzione sono strettamente circoscritti alla denuncia di falsificazione di firma, espressa in forma non dubitativa», e che «la misura e proporzionalità della sanzione rispetto alla gravità del fatto attiene al merito della discrezionalità amministrativa».
Si tratta del primario che era già stato coinvolto nel 2001 in uno scandalo di tangenti, per la fornitura di valvole cardiache e costretto a pattegiare una pena di 1 anno e 4 mesi di carcere al tribunale di Firenze. Anche allora La Sapienza aveva disposto la sua sospensione che non era stata attuata solo per un cavillo legato ad un ritardo nella comunicazione postale.
A quest'ultima vicenda Toscano aveva reagito con denunce, esposti e un ricorso al Tar laziale, riuscendo ad ottenere una sospensiva del provvedimento disciplinare deciso dal policlinico universitario. Ma il Consiglio di Stato ha ribaltato la prima sentenza, dandogli torto e sarà allontanato dal servizio.
Tutto è iniziato con la morte della paziente, 5 giorni dopo l'intervento al cuore e un complicato decorso postoperatorio.
Il professore, forse sentendosi nel mirino aveva scritto ai vertici dell'ospedale, denunciando il comportamento dei suoi colleghi anestesisti, chirurghi e cardiologi, che avrebbe fatto peggiorare le condizioni della paziente con il trasferimento in un reparto diverso dalla rianimazione . Aveva addirittura accusato un collaboratore di aver falsificato la sua firma e la sua programmazione operatoria. Ma proprio questo fatto l'ha inchiodato, rivelandosi del tutto falso perchè l'interessato in quel giorno era addirittura in ferie.
L'indagine interna ha accertato la completa estraneità di tutti i medici accusati da Toscano.
Così, contro di lui è stato aperto un procedimento disciplinare e gli è stato contestato di aver accusato il collega « senza avere prova in merito di aver falsificato la firma ledendone così gravemente la dignità e onore». E di aver cercato di « coinvolgere altri nella responsabilità della morte di una paziente , con sviamento delle proprie responsabilità; quanto meno connesse al non aver adempiuto ai doveri di ufficio di interessarsi con continuità dell'evoluzione clinica ...» .
I vertici ospedalieri, nel loro addebito sulla presunta filma falsa, contestavano a Toscano anche « l'aggravante dell'esclusione di ogni possibile buona fede perché l'accusa è stata formulata giorni dopo i fatti», in un tentativo evidente di una sua «chiamata fuori» dalla vicenda, scaricando le colpe su un altro.
L'università ha richiesto come sanzione la decadenza da ruolo di professore e, in subordine, la sospensione di un anno.
Il 30 luglio il collegio di disciplina, composto da tre noti giuristi dell'università, ha concluso che le accuse rivolte da Toscano ai colleghi non avevano «alcun fondamento» , non erano «suffragate documentalmente nonostante la gravità delle stesse e la valenza lesiva» e ha definito la sua una «condotta di grave pregiudizio di altro docente realizzata in violazione di leggi e regolamenti disciplinari», decidendo la sospensione dall'ufficio e dallo stipendio per un anno.
Dopo il ricorso del primario al Tar,che ha concesso la sospensiva, il 16 gennaio il Consiglio di Stato ha confermato la sanzione decisa dall'università.