Contrada, è scontro sulla grazia Napolitano: "Conosco le procedure"

Anche i familiari delle vittime di mafia contro l’ipotesi di grazia per l’ex dirigente Sisde. Il centrodestra dice sì: rischia la vita. Il guardasigilli Mastella assicura tempestività. <a href="/a.pic1?ID=229973" target="_blank"><strong>Il Capo dello Stato dribbla le pressioni</strong></a>

Roma - È solo un’ipotesi, ma quella della grazia a Bruno Contrada suscita reazioni dure. Insorgono familiari di vittime illustri della mafia, come Rita Borsellino e Rosaria Scopelliti e associazioni come quella nata dopo l’attentato fiorentino a via dei Georgofili, la Fondazione Caponnetto e altre dov’è impegnato anche il fratello di Borsellino, Salvatore. Solo la Domus Civitas presieduta da Bruno Berardi aderisce all’appello perché esca di prigione il settantaseienne ex funzionario del Sisde, condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e gravemente ammalato. Favorevoli alla grazia sono gli azzurri Fabrizio Cicchitto, Margherita Boniver e Lino Jannuzzi (che vuole raccogliere le firme per una commissione d’inchiesta), i radicali, Mario Baccini dell’Udc, Francesco Storace della Destra, Gianfranco Rotondi di Dc per le autonomie. Dice sì alla grazia anche Massimo Donadi dell’Italia dei valori, respingendo però l’idea della revisione del processo chiesta da Contrada.
L’allarme destato dalle condizioni di salute del detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, ha convinto Giorgio Napolitano a trasmettere subito al Guardasigilli la supplica ricevuta dall’avvocato dell’ex poliziotto, Giuseppe Lipera. Clemente Mastella garantisce che i tempi dell’istruttoria preliminare per la grazia saranno più brevi dei 6 mesi consueti. «Come sempre - spiega il ministro - valuterò la situazione e formulerò il parere sulla base degli elementi che mi verranno trasmessi». Ma ben prima di una decisione sulla grazia arriverà quella del tribunale di sorveglianza di Napoli su un’eventuale differimento dell’esecuzione della pena, che permetterebbe a Contrada di tornare a casa a curarsi. La data doveva essere il 24 gennaio, ma lo stesso capo dello Stato ha raccomandato di anticiparla.
Le pressioni perché a Contrada non sia concesso il provvedimento di clemenza sono, però, forti. Pesanti come le parole di Rita Borsellino, sorella del magistrato trucidato a Palermo, che chiede un incontro a Napolitano con l’associazione delle vittime di via dei Georgofili. Per lei è «estremamente grave» l’idea della grazia per chi ha tradito «la sua funzione di servitore dello Stato» e ha sempre lasciato «l’alea del dubbio sul fatto che abbia detto fino in fondo ciò che sapeva sulle complicità di parte delle istituzioni con l’organizzazione mafiosa». La Borsellino avverte: «Coloro che si accingono a decidere devono sapere che questo dubbio si riaccenderà anche sul loro operato» e che c’è «il rischio dirompente che domani possa apparire legittima e dovuta anche la grazia ai boss mafiosi». I fratelli e le sorelle di Contrada, che ne rivendicano l’innocenza, le definiscono «affermazioni crudeli e gravi». «Diffamazioni incomprensibili», per l’avvocato Lipera. «Sconcertanti» per l’ex parlamentare di sinistra Emanuele Macaluso, che attacca chi pensa di combattere la mafia «non con la fermezza dei principi e dell’azione pubblica, ma con la crudeltà statale». Per Franco Monaco del Pd, invece, le parole della Borsellino suscitano «forti perplessità» sulla grazia, unite alla natura del reato di mafia contestato a Contrada e alla procedura irrituale. Se per Contrada ci sono seri problemi di salute, dice, esiste la sospensione nell’esecuzione della pena (come per Adriano Sofri). La grazia è «un’ingiustizia» per Elisabetta Caponnetto, vedova del fondatore del pool antimafia di Palermo. «Mi viene da pensare che qualcuno vorrebbe fare morire Contrada in carcere "tortorizzato"», commenta l’avvocato Lipera.