Contro le liste d'attesa vendiamo i reni

Aveva proprio ragione, Thomas Carlyle, nel definire l'economia «scienza triste». Quando si parla di soldi, siamo tutti un po' tristi, sia chi non li ha, ovviamente, sia chi ci sguazza dentro. Perché i soldi, contrariamente a quanto pensano i poeti, fanno la felicità, ma ti lasciano dentro, chissà come mai, un retrogusto amaro, come un sottile senso di colpa. E siccome la salute, che della felicità è l'indispensabile anticamera, resta il bene più prezioso, Gary Becker, premio Nobel per l'Economia del '92, ha pensato di pigiare fino in fondo, a tavoletta proprio, il pedale del suo ultraliberismo. Per dire che dei reni, gli organi più richiesti in tema di trapianti, occorre creare un vero (...)

(...) e proprio mercato. Senza vergognarsene, senza remore poetiche o morali o addirittura bioetiche. Lo ha scritto, insieme al collega argentino Julio Elias, sul Wall Street Journal. Becker è quello che aveva proposto di rendere obbligatori i contratti prematrimoniali, stabilendo per filo e per segno quanto, come e che cosa gli imminenti coniugi sono disposti a mettere sulla bilancia dell'amore. Un do ut des fino a che morte (o avvocati) non li separino. Per questo, alcuni l'hanno spernacchiato, altri gli hanno dato ragione. Ma i reni, che pure si trovano non troppo distanti dal cuore, sono un'emergenza mondiale, dice giustamente il prof. Negli Stati Uniti, chi ha bisogno di un rene nuovo deve aspettare anche quattro anni e mezzo. Sempre che poi il rene arrivi. «Nessuno dei metodi in uso oggi è in grado di eliminare la carenza di reni, mentre invece pagare i donatori per i loro organi sarebbe la soluzione. In particolare, con un prezzo sufficiente per i reni il numero di organi disponibili crescerebbe molto senza incidere molto sul costo del trapianto». I donatori, nel progetto di Becker, donerebbero post mortem, poiché il mercato (che brutta parola!) degli organi è vietato, almeno nei Paesi civili, i quali infatti li vanno a comperare nei Paesi incivili. Idea inaccettabile? Sì, ma in teoria funzionerebbe. Undicimila dollari a chi dà, la vita a chi riceve. E come la mettiamo con il mercato della dialisi? Carlyle saprebbe come rispondere.

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