Contro le pale eoliche adesso soffiano perfino gli ecologisti

A Mont Saint-Michel gli ambientalisti dicono no al parco del vento: "Le turbine deturpano il paesaggio naturale"

Può un gioiello come Mont Saint Michel (dal 1979 patrimonio mondiali dell'umanità dell'Unesco) ospitare una sfilza di pale eoliche? Se anche gli ambientalisti francesi rispondono di «no», vuol proprio dire che ci troviamo dinanzi a un’idea decisamente bislacca. La notevole architettura del santuario e la baia con le sue maree ne fanno il sito turistico più frequentato della Normandia e uno dei primi dell'intera Francia, con circa 3.200.000 visitatori ogni anno. Motivo per cui le locali associazioni ecologiste sono verdi sì, ma dalla rabbia: «Mont Saint Michel corre il rischio di vedere il suo straordinario paesaggio naturale deturpato dall’installazione di turbine eoliche»; la preoccupazione è tale che oggi attorno al celebre isolotto ci sarà una marcia internazionale di protesta.

Lo scandalo è scoppiato quando la Federazione per lo sviluppo sostenibile e la Federazione nazionale delle associazioni di salvaguardia dei monumenti hanno individuato ben 11 progetti che prevedono «la costruzione degli impianti, a meno di 15 chilometri dalla rocca». «Le turbine si vedrebbero cioè a diversi chilometri di distanza, modificando il panorama molto esteso del monte e della sua baia», protestano gli ambientalisti.

Le autorità locali hanno tentato di tranquillizzarli, sottolineando che i progetti esistenti prevedono l’installazione del parco eolico in un’area di una trentina di chilometri intorno al monte: «Le turbine più vicine potrebbero sorgere a Trans la Foret e a Argouges, a 19 chilometri dalla rocca». «Quindici o diciannove chilometri, cambia poco - replicano gli ecologisti transalpini -, noi le pale eoliche non le vogliamo assolutamente».

Fin qui la guerra dei mulini a vento di Mont Saint Michel. Ma in Italia, a impianti eolici, come siamo messi? Proprio qualche giorno fa un gruppo di deputati del Pdl ha chiesto l’intervento del governo per bloccare l’insediamento di un parco eolico davanti alle coste dell’Oristanese, in un’area fra le località marine di forte richiamo turistico di Su Pallosu e Santa Caterina di Pittinuri. Al governo, inoltre, si chiede di proporre con urgenza un decreto legge per tutelare l’ambiente naturale «da insediamenti che risultano gravemente invasivi e per i quali non esistono precise norme che ne disciplinino l’impatto paesaggistico e ambientale».

Ma il problema, ovviamente, non è solo limitato alla Sardegna. Per averne la prova basterebbe fare un viaggio sull’EuroCity Bari-Milano avendo l’accortezza di scegliere un posto vicino al finestrino. Da lì potrete godere di un panorama bellissimo: lungo il linea Adriatica che attraversa Puglia, Molise, Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna si passa velocemente dall’azzurro del mare al grigio della sabbia, dal verde dei boschi, al bianco delle... pale eoliche. Il treno corre, ma non tanto per non accorgersi che quelle enormi pale sono immobili. Il vento soffia forte, ma loro restano ferme.

Da anni nessuno le vede girare, a conferma che quei cosiddetti «impianti per la produzione di energia eolica» sono praticamente fuori uso. Come un videogioco con la scritta game over. Addirittura, in Molise, alcune pale sono crollate e ora giacciono sul terreno pali come foglie secche cadute da un albero ormai morto. Eppure c’è ancora chi ha il coraggio di sostenere che «l’energia del vento è l’energia del futuro».
Ma basta una folata, e il sogno vola via.