Così un oggetto difettoso si trasforma in icona pop

Ikea invita i clienti a restituire la "tazza Lyda" perché pericolosa. Ma  in Rete i prodotti più ricercati sono proprio quelli ritirati dal mercato

Non c'è che dire: l'Ikea in tema di sicurezza ha le idee - anzi, le ikee - chiare. Il colosso svedese sa bene che la credibilità di un marchio globalizzato si basa sulla capacità di non far mai «finta di niente», insomma di non cedere mai alla tentazione di fare i «furbi». E così, quando nel suo sterminato catalogo di vendita spunta un articolo che può mettere a rischio la sicurezza degli acquirenti, ecco spuntare sui quotidiani l'immancabile inserzione «Avviso alla clientela».

Negli ultimi anni la cosa è accaduta molte volte toccando varie tipologie commerciali (giocattoli, materiale elettrico, mobili, complementi di arredi, perfino torte e polpettine surgelate), ma mai si era sentito parlare di una tazza particolarmente pericolosa.

Ora a colmare - si fa per dire - la lacuna, è giunto l'invito a «restituire la tazza Lyda». L'appello, dai toni accorati, recita: «Ikea invita i clienti che hanno acquistato una tazza Lyda a non utilizzarla e a riportarla in un negozio dove riceveranno il rimborso».

Ma di cosa è colpevole la povera tazza Lyda? «Le tazze - spiegano gli esperti del montaggio fai da te - potrebbe rompersi quando viene versato un liquido caldo al loro interno, con conseguenti rischi di scottatura». E poi: «Ikea ha ricevuto venti segnalazioni di rottura della tazza durante l'uso, in dieci delle quali sono state riportate alcune lesioni. L'operazione riguarda le tazze vendute tra agosto 2012 e aprile 2013. Ci scusiamo per eventuali inconvenienti».

Macché «inconvenienti». È bastato infatti questo annuncio per trasformare la tazza Lyda (bruttina assai, con la sua rosa da romanzo Liala) in un ambito oggetto da collezionismo kitch, parente stretto della Pop art (o della Qualcos'art), correnti notoriamente imbattibili nel trasformare la paccottiglia in icone di tendenza. Ora non vogliamo dire che la tazza Lyda sia destinata alla stessa zampillante carriera dell'orinatoio duchampiano, ma certo il suo appeal non manca di rimandi «alti»: dal coniglio gonfiabile di Koons alla scatola di detersivo Brillo di Warhol; dal un pacco di riso di Beyus alla poubelle di Arman, fino all'evacuazione nella supercitata (e basta però!) merda d'artista di Manzoni. Si scherza, ma sta di fatto che sul web c'è un ampio seguito di collezionisti che vanno a caccia proprio dei tanti «parenti» stretti della tazza Lyda, vale a dire tutti quei prodotti che per una ragione o per l'altra sono stati bloccati dalle case-madri diventando così oggetti «imperdibili».

La vetrina «Global Reccals, i prodotti ritirati dal mercato» sul sito kataweb.it è ricca di chicche. Al numero uno c'è la bici «Wilier Triestina»: «Bicicletta prodotta dalla storica azienda di Bassano del Grappa, ritirata tra il 19 e il 25 novembre. Il modello monta tubi di sterzo difettosi, che potrebbero rompersi e far perdere il controllo del mezzo al ciclista».

Al numero due figura la bambola «Bar meir»: «Giocattolo made in China con tanto di corredo di vestitini, è stato richiamato il 9 novembre scorso. La testa di questa simil-Barbie contiene un composto chimico pericoloso: il diottilftalato, usato come additivo per la plastica. In base al Reach, il regolamento europeo sulle sostanze chimiche, il composto è vietato in tutti i giocattoli e gli articoli per bambini».

Al numero tre, ecco il trattore radiocomandato «Joki Time»: «

Il camioncino, proveniente sempre dalla Cina, è destinato ai bambini con più di tre anni. È stato ritirato dal commercio il 2 novembre 2012. Anche qui il rischio è chimico: l'escavatore giocattolo contiene lo 0,14% di ftalati». Questo il podio d'onore, ma in gara ci sono tanti altri oggetti, tutti rigorosamente «ritirati». Impossibile trovarli in negozio. La caccia è aperta.

Commenti
Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 09/06/2013 - 09:57

E' vero. E' maledettamente vero! Gli oggetti nell'era della loro riproducibilità tecnica, secondo me, hanno più valore di quelli artigianali (che, in teoria, possono essere riprodotti, anche se con fatica). I prodotti di plastica o le "buatte" di pomodoro in latta litografata, di qualsiasi natura son praticamente impossibili da riprodurre una volta che i macchinari e gli stampi non esistono più. Non parliamo, ovviamente, di quelli difettosi. O di quelli "aboliti" dalle normative: p. es. non ho voluto buttare un paio di latte dell'olio di semi (di quelle che si foravano con la punta delle forbici nella parte alta, realizzandovi due buchi per fare uscire l'olio!) quando ho visto che stavano uscendo di produzione; ormai le latte dell'olio di semi sono tutte (mi pare) in PET o, comunque, in plastica. Ah! se avessi saputo della tazza Ikea!