"Così rispondiamo alle richieste dei fedeli"

Intervista al cardinale Coccopalmerio, "ministro di Giustizia" vaticano: "Un solo giudice a decidere e un unico grado di giudizio"

Il cardinale Francesco Coccopalmerio

Cardinal Coccopalmerio, quali modifiche ci saranno sulle procedure per la nullità dei matrimoni?
«Stiamo lavorando da tempo su una modifica normativa in campo procedurale. Si sente il bisogno di uno snellimento sempre nel rispetto del principio fondamentale della ricerca della verità. In alcuni casi, però, i procedimenti sono troppo lenti. Presto avremo una norma che prevede uno snellimento procedurale, ad esempio la possibilità di avere un solo giudice e non tre, o un solo grado di giudizio anziché due».

L'indicazione è arrivata anche ascoltando i fedeli?
«Sì. I questionari che sono stati restituiti in vista del Sinodo sulla famiglia hanno indicato la necessità di velocizzare i procedimenti di nullità matrimoniale».

Come si pone di fronte al dibattito della comunione ai divorziati risposati?
«Penso che sia un tema su cui riflettere. Non possiamo accantonare il problema, perché ci sono tante persone che provano sofferenze per queste situazioni e dobbiamo dare loro delle risposte. È giusto quanto sostiene il cardinale Walter Kasper, ovvero valutare caso per caso. Bisogna infatti fare una distinzione tra chi è colpevole della separazione o dell'abbandono del coniuge e chi invece ha subìto un abbandono. Una distinzione non facile ma necessaria. Se andiamo avanti mettendo tutti sullo stesso piano compiamo un'ingiustizia».

In appena un anno il Papa ha già compiuto importanti cambiamenti nella direzione di una riforma della Curia. Cosa pensa?
«Ogni dicastero ha il compito di svolgere un'attività particolare per conto del Papa. Per decidere se un dicastero vada abolito o accorpato occorre comprendere se l'attività di quel dicastero sia ancora attuale o se può essere svolta da un altro dicastero. Io per il momento non vedrei modifiche di questo tipo da fare. La vera modifica da chiedere è che il Papa abbia un rapporto diretto con i dicasteri e con i suoi vertici. È auspicabile un maggior contatto con il Pontefice».

Lei ha proposto l'istituzione di un Moderator Curiae. A cosa pensa?
«A una persona che valuta se ciascun dicastero svolge l'attività per cui è stato creato, colui che fa funzionare la macchina della Curia. È un po' come se avessimo un'automobile da riparare. Il meccanico vede se il motore funziona correttamente e dice all'autista se può guidare in sicurezza».

Lei è una sorta di «ministro di Giustizia» della Santa Sede. Qual è l'attività del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi?
«La funzione del nostro dicastero è che il diritto sia correttamente applicato. Aiutiamo il Papa monitorando costantemente la normativa canonica, rilevando situazioni di lacune o di obsolescenza, e con la redazione di nuovi testi da presentare poi al Papa, che è l'unico legislatore. Noi proponiamo, lui decide».

Su cosa state lavorando?
«Stiamo predisponendo una riforma del diritto penale. Ci sono casi di delitti che una volta non erano presi in particolare considerazione e adesso lo sono di più».

C'è un adeguamento delle fattispecie delittuose.
«L'obiettivo della riforma del diritto penale è proprio quello di denunciare casi di comportamenti negativi per poterli segnalare come da evitare. Quindi puntiamo alla prevenzione».