Così siamo diventati una Repubblica fondata sulla rata

Altro che Repubblica democratica fondata sul lavoro. L'Italia è ormai una Repubblica illiberale fondata sulle rate. Nell'ecumenica celebrazione del rito della crisi, tra sacro e profano l'officiante potrebbe concludere la sua quotidiana funzione con le seguenti parole: «Cari fedeli (alla spending review, ovviamente ndr), la messa è finita, andate in rate...».
Già le rate, croce di uno Stato in bolletta e di un popolo con le pezze al culo. Una nazione dalle tasche bucate che spende troppo e male. La spesa pubblica è un mostro che impoverisce tanti e arricchisce pochi. Peccato che a prendere le decisione che contano siano proprio questi «pochi». La parola d'ordine è diventata quindi «debito»: pubblico o privato, poco importa; anzi, importa tantissimo, considerato che tanti poveri cristi non reggono e preferiscono uccidersi.
Il passaggio (volutamente non monitorato) dalla lira all'euro ha reso la voragine ancora più incontrollabile. I «furbi» incassano, i «fessi» pagano. Dilazionando le quote, ma pagano. Un fenomeno trasversale rispetto alla storia, ma con connotazioni profondamente diverse e, a volte, opposte. Se infatti la rateizzazione del boom economico post bellico era interpretabile come sintomo di un'Italia in crescita, la rateizzazione dei nostri giorni appare invece come il riflesso recessivo di una pauperizzazione generalizzata. Una realtà che crea stress, preoccupazione, angoscia. Spuntano allora i «consigli dell'esperto per affrontare l'ansia da rata del fisco». Con l'inizio dell'anno sono diverse le scadenze di imposte che gravano sugli italiani: mini Imu, Tasi, Tarsu, bolli, canoni e via sborsando.
Un peso che spesso diventa insopportabile. Così, secondo Equitalia, sempre più famiglie ed imprese ricorrono alla rateizzazione per affrontare le spese. Lo psichiatra e direttore sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, Michele Cucchi, spiega com'è possibile «affrontare le conseguenti difficoltà e sconfiggere ansia e malessere attraverso l'intelligenza emotiva ed il controllo delle proprie emozioni».
Come dire: quando il postino vi consegnerà la rata in scadenza, non date un cazzotto al postino, ma fate un largo e lungo sospiro. Meglio ancora mettersi comodi e leggere il libro del dottor Cucchi, da cui scopriamo che sono 398 mila le rateizzazioni concesse da Equitalia nel 2013, per un valore di imposte che supera i 2,9 miliardi di euro (più dei due terzi delle rateizzazioni - 77,2% - riguardano persone fisiche). Dati che fanno emergere come sia famiglie che imprese oggi non riescano a mettere da parte il necessario per rispettare e scadenze contributive. Secondo gli esperti è possibile parlare di «ansia da rata», ovvero di un stato di profonda agitazione che compare al solo parlare di «Equitalia» e «tasse», considerati l'incubo di milioni di italiani.
«Questa situazione è il risultato di tanti fattori che si influenzano - afferma il dottor Cucchi -. È pur vero che il continuo cambiamento degli stessi contributi oltre che dei relativi importi, confonde le persone che non sono totalmente in grado di prevedere la propria spesa».
Complessivamente dal 2008, anno in cui le rateizzazioni sono diventate di competenza di Equitalia, ne sono state concesse 2,2 milioni per un ammontare di 24,7 miliardi di euro. Lo strumento della rateizzazione serve anche alle famiglie per fare fronte alla crisi. Tant'è che il 71% delle rateizzazioni riguarda debiti dall'ammontare contenuto, e comunque non superiore ai 5 mila euro. Il 25,8% debiti (uno su quattro) è compreso tra 5 mila e 50 mila euro. Solo il 3,2% supera i 50 mila euro. Considerando gli importi, il 65,9% è stato concesso a imprese e il 34,1% a persone fisiche.
Cifre che evidenziano come la crisi colpisca indistintamente sia persone che imprese. Tutto questo genera ansia, malessere, demoralizzazione, che, a volte, collassano in vere e proprie forme di disagio clinico.
«Vivere costantemente nella tensione di dover far fronte al fine mese - prosegue lo psichiatra - può far uscire la reazione emotiva dagli argini della normalità».
Postino avvisato, mezzo salvato.