Costa, impegna e invecchia ma la casa è il vero rifugio

Nonostante il peso di tasse, lavori domestici e ristrutturazioni, solo 5 persone su 100 sono insoddisfatte delle proprie residenze

«Home sweet home», dicono gli inglesi, e vale anche per noi italiani. Se oltremanica la casa è sinonimo di morbida moquette sui pavimenti e servizi di porcellana per il tè del pomeriggio, qui da noi il motto «casa dolce casa» è altrettanto forte e radicato. Lo conferma una ricerca condotta da «Human Highway» e Qvc nell'ultimo mese e mezzo, secondo cui un italiano su tre si dichiara profondamente legato alle mura domestiche. Che sono concepite in modo diverso in base alla fase della vita in cui ci si trova.
Così, se l'affezione comincia a svilupparsi dai 25 anni (quando, tipicamente, ci si stacca dal focolare originario e si va a vivere da soli, con il partner, con amici o colleghi di lavoro), fino ai 34 anni il luogo in cui si abita è sinonimo di relax e al contempo di divertimento con gli amici. Durante la mezza età si rafforza la connotazione di «rifugio» rispetto al mondo esterno. Un posto sacro, protetto, dove recuperare tranquillità e trascorrere il tempo con i figli. Dai 64 anni in poi - e qui l'unica nota dolente - c'è chi sente di più la solitudine, e lo spazio domestico perde la sua aura di sacralità, rivelandosi talvolta troppo grande. Ma si tratta di una minoranza dei casi, solo il cinque per cento degli intervistati: il sentimento prevalente verso la casa è e resta positivo.
Difficile stabilire se questa sia la causa oppure la conseguenza del gran numero di famiglie italiane che, per fortuna, sono proprietarie di un immobile (quel famoso investire «sul mattone» che contribuisce alla tenuta della nostra economia in questi anni di crisi), fatto sta che gli italiani hanno ancora il culto della casa. Al punto da sviluppare una serie di fissazioni legate all'ordine e alla pulizia. Ed ecco quindi spuntare, tra le cose che proprio non sopportiamo, accanto a grandi classici come i piatti sudici, il lavandino sporco, la polvere o armadi e letti in disordine, anche i quadri non perfettamente allineati o l'abitudine di camminare in casa con le scarpe.
Sarà che ci teniamo tanto perché amiamo avere spesso ospiti: la casa è un nido dove coccolarsi, ma anche il posto in cui ci piace vivere momenti di socialità. Può bastare un aperitivo con gli amici o una serata pizza&birra (in testa alle preferenze del 39 per cento degli intervistati), ma c'è anche chi ci tiene a ricevere bene, come si faceva una volta, tutti seduti attorno a una tavola imbandita con ricercatezza. E non manca il classico dei classici, la partita da guardare in tv tutti insieme. Insomma, a casa si possono fare un sacco di cose, dal relax all'intrattenimento fino alla cena romantica (il 32 per cento degli intervistati ha dichiarato di averne organizzata una nell'ultimo mese). È per questo che all'immobile ci teniamo tanto, ed è per questo che, anche in questi tempi di magra, non smettiamo di sognarne uno migliore. Secondo l'indagine il desiderio più diffuso è uno spazio all'aperto: un giardino - possibilmente con piscina - o un terrazzo. Al secondo posto un ampliamento della metratura, da destinare a palestra, cabina armadio (per le donne) o studio (per gli uomini). E, ancora, un bagno iperaccessoriato, un caminetto, una serie di comfort tecnologici in grado di rendore la nostra casa all'avanguardia nella domotica. Insomma, una casa da star, dove ospitare Belen Rodriguez (per gli uomini) o Raul Bova (per le donne). Anche se, rivela la ricerca, l'ospite più auspicato dagli intervistati sarebbe Papa Francesco. Eppure, nonostante il personaggio, l'austherity, nella nostra casa, proprio non la vogliamo.

Commenti

franco@Trier -DE

Mar, 23/04/2013 - 13:48

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