Crepe nel Fli: «Mai contro il premier»

RomaIl Pdl si fa più solido, cerca di chiudere gli spifferi interni e mettere in soffitta la logica delle quote. Una rivoluzione morbida però, visto che Berlusconi continua a ritenere che nel suo Pdl nessuno è indispensabile. Ma soprattutto va superata al più presto la fase del frazionismo. L’immagine che oggi la sua creatura da di sé è deleteria: divisioni che si manifestano attorno a tavole imbandite, incrostazioni pseudo ideologiche dove conta ancora troppo l’essere «ex» qualcosa mentre l’elettore non distingue più se Tizio arriva da Forza Italia o Alleanza nazionale. Uniti si vince, quindi, e soltanto se si rema tutti nella stessa direzione indicata dal leader. Ecco perché questa sera il premier ribadirà, in occasione dell’Ufficio di presidenza convocato proprio per affrontare il tema del partito, che le correnti vanno messe al bando. Certo, lo strappo dei finiani ha creato un bel po’ di scompiglio nel partito ma dopo l’emersione dei malumori interni è tempo che si torni a fare squadra. Le varie anime pidielline, oltre a confrontarsi e discutere sul come affrontare il post scissione del Fli, cercano di trovare i punti di contatto per fare emergere uno «spirito unitario». A fare la sintesi dei desiderata del premier, il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto che, durante una riunione del direttivo a Montecitorio, avrebbe chiesto di non dare l’immagine di un partito frammentato.
Certo è che, soprattutto in vista di possibili elezioni, in molti hanno cavalcato la critica avanzata dallo stesso Cavaliere: nel partito c’è qualcosa che non va. Poca partecipazione sul territorio, vecchia logica del 70/30 tra ex Fi ed ex An da superare, maggiore coinvolgimento della base. Proprio per ovviare a queste pecche, dall’ufficio di presidenza dovrebbero uscire nuove regole per la scelta dei coordinatori in periferia. I quali verranno sempre nominati dal premier ma dietro l’indicazione degli eletti in un determinato territorio. E poi l’apertura al tesseramento: strada auspicata dagli ex An ma anche da molti altri, tra cui Cicchitto. Il senatore Gasparri, per esempio, ieri lo ha dichiarato chiaro e tondo: «Vogliamo dare un ulteriore valore alla campagna di tesseramento». Ipotesi che non piace a tutti perché giudicata un po’ vecchia. Per il fondatore dei Club della libertà Mario Valducci, per esempio, «identificare con il tesseramento ai partiti l’unico metodo di partecipazione alla politica vuol dire guardare indietro, a un mondo che non c’è più». Quindi? La sintesi l’ha fatta il coordinatore nazionale Denis Verdini ieri alla Camera che, conversando con i giornalisti e intrecciando le dita delle mani aperte spiegava: «Team della libertà e strutture di partito dovranno integrarsi». Poi ha snocciolato qualche dato: «Ad oggi abbiamo 112mila tesserati e 126mila sostenitori prenotati. In più ci sono 47 milioni di elettori mentre gli iscritti storici di Fi e An sono 1.410mila». Per quanto riguarda le vecchie quote del 70/30, il superamento definitivo si avrà con il coordinatore unico del Pdl, previsto però soltanto in seguito a una modifica dello statuto da approvare in un congresso. E su questo paiono essere tutti d’accordo.
Insomma, il partito è nella fase dei «lavori in corso» dopo lo scisma finiano e, proprio in quel versante, c’è qualcuno che proprio non ci sta a rompere del tutto il legame con la casa madre pidiellina. Uno di questi è il deputato Giuseppe Angeli, onorevole eletto in Sud America, che una decina di giorni fa ha assicurato a Berlusconi «che io non voterò mai contro il governo. Per convinzione, non per tattica - dice al Giornale -. Perché se con la crisi abbiamo i conti a posto è solo grazie a Berlusconi, a Tremonti e a questo governo». Angeli è una supercolomba: «Ho seguito Fini perché se sono deputato lo devo a lui e a Tremaglia. Ma resto e resterò sempre fedele al Pdl e al mandato elettorale. E vedrà che la legislatura arriverà al 2013 con questo governo».