Il Csm contro il Sismi: spiava le toghe

Approvato all’unanimità il documento che accusa di spionaggio
l’intelligence. Le proteste del centrodestra, Mantovano (An): "Così esautora l’autorità giudiziaria". Pollari: "Sotto di me nessun illecito"

Milano - Fu il Sismi, e non un settore deviato, a spiare magistrati italiani ed europei, ritenuti di sinistra, fra il 2001 e il 2006. A scriverlo, sotto forma di risoluzione, è il Consiglio superiore della magistratura con un documento che provoca polemiche, irrita il centrodestra, trova una sponda a sinistra. «È grave che il Csm si sostituisca all’autorità giudiziaria», sostiene il senatore di An Alfredo Mantovano. «Si tratta di una denuncia inquietante sulla quale occorre far emergere tutta la verità», ribatte Paola Balducci, responsabile giustizia dei Verdi.

L’attività di spionaggio - scrive il Csm nel documento approvato all’unanimità dal plenum - «fu oggetto di ripetute informazioni al direttore del Servizio Nicolò Pollari e sembra quindi riferibile al Sismi in quanto tale e non ai suoi settori deviati». Lo spionaggio, spiega il Csm, cominciò nell’estate del 2001, subito dopo le elezioni politiche; nel mirino «alcuni magistrati italiani ed europei e le associazioni di riferimento degli stessi (in particolare Magistratura democratica e Medel), in modo capillare e continuativo sino al settembre 2003 e in modo saltuario sino al maggio 2006».

Il Sismi si diede da fare in vari modi: con la raccolta e la schedatura di materiali pubblici, ma anche «con un capillare monitoraggio delle attività dei movimenti e della corrispondenza informatica di magistrati», a volte con l’aiuto «di appartenenti all’ordine giudiziario» nonostante «ogni tipo di collaborazione di magistrati con Servizi segreti sia espressamente vietato dalla legge».

L’opera di intelligence, condotta anche attraverso campagne mediatiche di delegittimazione, colpì magistrati «ritenuti portatori di pensieri e strategie destabilizzanti... e vicini a partiti della passata maggioranza (di centrosinistra)».

L’elenco degli spiati è lunghissimo - 203 persone - e comprende nomi celebri. Solo a Milano Francesco Saverio Borrelli, Gerardo D’Ambrosio, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Edmondo Bruti Liberati; poi Giancarlo Caselli a Torino, Felice Casson a Venezia, Paolo Mancuso a Napoli, Antonio Ingroia a Palermo. Accanto a loro, i giudici di ben dodici Paesi europei.

I dossier erano custoditi nell’archivio di via Nazionale a Roma e per questa vicenda sono indagati Pollari e l’ex funzionario del Sismi Pio Pompa. «Il Sismi da me diretto - si difende Pollari - mai, dico mai, ha svolto attività non consentite, tanto meno nei confronti di uomini politici, magistrati o giornalisti. Le conclusioni del Csm sono ingiuste». Proprio l’avvocato di Pollari, Franco Coppi, polemizza col Csm: «Apprendo con sorpresa che il Csm su certi fatti pronuncia sentenza di condanna mentre parallelamente è cominciata in Procura un’attività istruttoria sugli stessi fatti. Forse sarebbe il caso di aspettare». Sulla stessa linea Fabrizio Cicchitto di Forza Italia: «La pronuncia politica del Csm è molto singolare e conferma l’organica deviazione di questa struttura che da tempo travalica il suo ruolo costituzionale».

Tocca a Nicola Mancino, vicepresidente di Palazzo dei Marescialli, difendere il documento voluto dal plenum: «Il Csm non ha emesso alcuna sentenza ma non poteva restare in silenzio di fronte all’attività del Sismi, il cui obiettivo era condizionare e intimidire alcuni magistrati. Siamo un organo di autogoverno a tutela del prestigio, dell’autonomia e dell’indipendenza delle toghe. Tutela per la quale abbiamo aperto una pratica che ha portato a tale risultato».

La curiosità degli 007 di via Nazionale non aveva confini: nell’archivio c’era anche un capitolo dedicato al magistrato francese Emmanuel Barbe. Barbe, addetto all’ambasciata di Francia a Roma - si legge nel promemoria - «risulterebbe da tempo in stretti rapporti con diversi esponenti del cosiddetto movimento dei giuristi militanti, rappresentato a livello internazionale da Medel». Barbe avrebbe avuto, attraverso Medel, frequentazioni con politici italiani, da Antonio Di Pietro a Luciano Violante.