La cura di Letta: ancora rigore Il Tesoro rinvia il cuneo fiscale

Il premier al Senato insiste sui conti in ordine ma dice basta all'austerity cieca. Tasse, Saccomanni apre: "Ma ci vorranno anni per ridurre quelle sul lavoro"

Roma - Non serve la manovra in autunno, dice Stefano Fassina che prende come riferimento il deficit strutturale vicino allo zero. Ma i conti devono restare in ordine, ammonisce Enrico Letta. E Fabrizio Saccomanni avverte: attenzione che se vogliamo introdure misure a sostegno dell'economia, dobbiamo reperire risorse per restare sotto il 3%.
Al Senato va di scena la politica economica. Poche le certezze.
La prima. «La riduzione delle imposte su imprese e lavoro è un obiettivo da perseguire con tenacia», dice il ministro dell'Economia. Ma - aggiunge - «su un orizzonte di anni e non di mesi». Insomma, si allontana la riduzione del cuneo fiscale. Ed a riprova, seppure non arrivi ad imitare Tommaso Paoda-Schioppa («le tasse sono belle»), spiega che non sarebbe giusto eliminare completamente l'Irap sul costo del lavoro, in quanto «verrebbe meno un utile strumento per politiche selettive». Ma auspica di poter alleviare il peso fiscale sul lavoro attraverso un alleggerimento dei contributi sociali non previdenziali. Cioè, i contributi Inail. Poi spiega che solo attraverso una «estesa razionalizzazione della spesa è condizione necessaria per una riduzione permanente e significativa della pressione fiscale».
La seconda. La ripresa, prevede sempre il ministro, arriverà nel quarto trimestre di quest'anno. Ed i primi sintomi - dice - si cominciano ad avvertire, a partire dal gettito Iva sugli scambi interni cresciuto del 4,5% a giugno ed in aumento anche in luglio. Per favorire la tendenza, il governo è orientato a sbloccare in settembre altri 10 miliardi di rimborsi di debiti della pubblica amministrazione. Il totale - ricorda Saccomanni - sale così a 50 miliardi nell'arco di 12 mesi. Ma quelli realmente sbloccati - ha ricordato nei giorni scorsi il suo ministero - sono fermi a 15,7 miliardi.
La terza. Enrico Letta annuncia che è intenzione del governo combattere l'evasione fiscale anche attraverso il contrasto d'interessi. La detraibilità delle spese sostenute, come per l'Ecobonus, «aiuta la crescita del Pil». Una posizione che stride con quella di Fassina, quando dice che esiste un'evasione di sopravvivenza. Il contrasto d'interessi, infatti, eliminerà dal mercato le piccole ristrutturazioni edilizie.
A Palazzo Madama, poi, il presidente del Consiglio commenta: «Reggiamo sul numeratore, ma andiamo male sul denominatore». E osserva che tutta l'azione di governo è concentrata sulla crescita e sul rigore dei conti. «Devono essere in ordine, sotto il 3%. Questo ci permetterà nel 2014, maggiore flessibilità di bilancio».
E per la prima volta afferma che è ora di dire «basta al rigore nell'austerità cieca. La linea europea sta cambiando e su questo l'Italia sta spingendo». Molto probabilmente, segnali concreti in questa direzione saranno possibili dopo le elezioni tedesche del 22 settembre prossimo. E potrebbero trovare spazio nel Consiglio europeo di ottobre, sebbene questo sia interamente dedicato all'agenda digitale; mentre quello di dicembre sarà focalizzato sulla sicurezza europea. E questi segnali l'Italia conta di fotografarli con la legge di Stabilità, che sarà pronta in autunno.
Anche il Fondo monetario auspica maggiore flessibilità di bilancio dell'Eurozona; a patto che i nuovi margini vengano utilizzati «per attuare riforme strutturali più profonde o per ricapitalizzare le banche».

Commenti

pasinels

Ven, 26/07/2013 - 09:13

evvai con i rinvii !!!!

Gianca59

Ven, 26/07/2013 - 09:29

Bisogna che qualcuno gli spieghi che amministrare uno Stato da capo del Governo non è come amministrare una famiglia da buon padre di famiglia .....

libertà primo amore

Ven, 26/07/2013 - 09:35

Compagno Letta, ove è quando i komunista non hanno distrutto l'economia dei paesi governati? Meditate gente libera, Meditate...

Ritratto di bergat

bergat

Ven, 26/07/2013 - 09:46

Se è vera l'ipotesi di Saccomanni, cioè che ci vorranno anni per ridurre il carico fiscale sul lavoro, allora l'Italia ha già perso in partenza. La cecità della classe governativa di non cambiare la struttura interna dello stato nella sua interezza e finalità, è la vera colpa. Eppure basterebbe così poco. Del resto la Democrazia non è la forma migliore di potere, e vieppiù di questi tempi.

Ritratto di deep purple

deep purple

Ven, 26/07/2013 - 09:55

E il pdl non dice niente?

Ritratto di TizianoDaMilano

TizianoDaMilano

Ven, 26/07/2013 - 10:07

@Gianca59: Magari usassero gli stessi criteri di buon padre di famiglia. Saremmo sulla strada giusta, tanto si incassa tanto si spende e i soldi vengono usati per la famiglia non per i vicini o per gli amici dei vicini.

Ritratto di pinoavellino

pinoavellino

Ven, 26/07/2013 - 11:55

Gli Italiani e l'Italia non possono più sopportare il carico di una chimera chiamata Europa. Il Paese è ormai allo stremo dopo 5 anni di recessione e non c'è più niente da produrre perchè la domanda interna è bloccata dalla mancanza di reddito. Saccomanni parla di anni e non si rende conto ancora che qui si tratta di una manciata di giorni, forse un paio di mesi e la Nazione salta; con i "conti in ordine" ma salta perchè è allo stremo ed alla fame. Prima che succeda l'irreparabile chi può si dia una mossa e si accolli il peso di una decisione gravosa ma a questo punto irrinviabile, ovvero si tiri fuori il Paese dalla morsa europea.

AlbertMissinger

Ven, 26/07/2013 - 13:55

Lo vedono ormai tutti, la missione del Governo è solo una: durare il più a lungo possibile. Le uniche riforme a cui pensano sono quelle per esautorare definitivamente il Parlamento. Sarà l'economia a porre fine alla farsa. Nel frattempo continueranno a massacrare di tasse le famiglie e le imprese italiane.

Azzurro Azzurro

Ven, 26/07/2013 - 16:32

l'irap e' una tassa odiosa sul fatturato. va abolita, se si vuole creare lavoro. e se si crea lavoro lo stato incassera' di piu' dell'irap tolta