Curiel e Balestra: la lezione della semplicità nel lusso

Sfilano ad Alta Roma le due storiche griffe. La purezza di Balenciaga e l'ispirazione rinascimentale per Lella, il nero illuminato da stelle comete e falce di luna per Renato

«Il vero lusso è nella semplicità». La lezione numero uno della moda la riaffermano sulle passerelle capitoline due maestri di stile come Raffaella Curiel e Renato Balestra, che chiudono la quarta giornata di Alta Roma. «Non bisogna ostentare troppo - spiega la milanese Lella-, io credo che si debba tornare alla purezza di Balenciaga, al new look di Dior, alla rivoluzione di Courrèges, alla genialità indescrivibile di Saint Laurent. Insomma, alla semplicità ricercata che ci hanno insegnato i grandi dell'alta moda nel passato».

E la sfilata della griffe Curiel per il suo cinquantesimo anno di attività è proprio il trionfo della ricerca sartoriale che non va mai fuori dalle righe e fa emergere dai dettagli lo spirito del lusso.
Dal costume rinascimentale di Caterina d' Medici alle linee anni '50, fino alla grafica contemporanea attingono i 63 capi che sfilano al Santo Spirito in Sassia, applauditi da una folla internazionale di signore vip .

Gli abiti e i tailleur «Curiellini» inventano sul tweed ricami di camoscio , intarsi e arabeschi di velluto, sul taffettà disegnano fiori di paillettes, sui crepe di lana giocano con le pietre. Passanastri s'intrecciano e allungano la figura, bottoni vintage impreziosiscono le asole. Sotto bluse raffinate, magari di rafia e seta, le gonne riservano divertenti sorprese: c'è quella colorata in broccato ricamato le cui pieghe formano sbuffi e grandi tasche sui lati e c'è quella di pizzo e velluto nero, costruita con le stecche come un bustier, che sembra rovesciata perchè si allarga sulla vita con la grazia di un bocciolo.

I colori rassicuranti vanno dal grigio al marrone, dai verdi al rubino al nero. Ma il «colpo d'ala di modernità», come spiega la Curiel, lo danno i sofisticati stivali disegnati dalla figlia Gigliola, che arrivano sopra al ginocchio con un traforo di strisce di pelle. Senza complessi, sbucano sotto gonne lunghe e svolazzanti da sera o gonne corte e rigorose negli spigati da pomeriggio.
Le modelle avvolgono la testa in cappucci di camosio e anche la sposa, in bellissimno pizzo con un drappeggio che le avvolge appena le spalle, porta il velo come fosse un fazzoletto di tulle annodato.

Molto diverso il glamour firmato Balestra, eppure uguale nella scelta di linearità che elimina volants e sovrastrutture per far emergere la sapienza di un'elaborata sartorialità.
Falce di luna e stelle illuminano il firmamento di questa collezione romantica ma sorprendentemente moderna, in cui dà spettacolo una cometa che dalla schiena velata lascia la sua scia di pulviscolo luminoso sulla lunga gonna nera. É questo il colore dominante, anche se non mancano due abiti a sirena in blu-Balestra. « Un nero mai sordo - dice Renato-, ma musicale. Abbinato ad un bianco latteo-lunare e all'uso di tessuti anche avanguardistici che creano giochi di lucido-opaco».

Per la prima volta, infatti, il couturier usa un materiale speciale che si chiama «liquid», sembra sintetico ma non lo è e permette di tracciare lucenti righe sinuose anche su tessuti plissè.
La falce di luna («Sempre crescente - dice Balestra- , perchè siamo ottimisti e non ci piangiamo addosso») ferma le pieghe di tessuto, sottolinea le scollature, apre sulla schiena grandi oblò che sembrano bolle dall'effetto specchiato.

Interpretata dalla voluttuosa top model russa Tatiana, famosa come immagine della lingerie di lusso, anche la sposa ha una falce di luna che le ferma lo strascico, come una spilla.
Due prove di meravigliosa creatività, quelle ad Alta Roma di Curiel e Balestra. E, nella penuria di giovani geni sulle passerelle dell'haute couture, collezioni così rassicurano che almeno gli storici marchi sanno ancora rinnovarsi e trovare qualcosa di nuovo da dire. Con semplicità, nel lusso.