Dai soldi della Lega al bancone Ecco la seconda vita di Belsito

nostro inviato a Genova

Il giorno in cui escono alcuni suoi verbali esplosivi su soldi alla «nuova Lega» di Maroni, Tosi e Zaia, Francesco Belsito è tranquillo nel luogo che ormai è diventato la sua seconda casa: il caffè Balilla di Genova. Il suo locale, comprato prima di essere travolto dagli scandali giudiziari, intestato a una società di cui la mamma Rosaria Scuticchio, 77 anni, detiene le quote di maggioranza. Insieme con il Balilla, Belsito aveva rilevato anche due discoteche sulla riviera, il Sol Levante e l'Albikokka.
Belsito passa molto del suo tempo nell'atmosfera Anni 30 del Balilla, tra i grandi specchi, i lampadari di cristallo, i vecchi pavimenti di marmo, il legno scuro dei tavolini. Le vetrine traboccanti di dolci natalizi (specialità panettone al semifreddo) si affacciano su una via pedonale del centro di Genova tra via Macaggi e un frequentatissimo Sampdoria point, di fronte al Teatro della Gioventù dove va in scena uno spettacolo intitolato La cena dei cretini. Una zona di passeggio a pochi passi da piazza della Vittoria dove Beppe Grillo ha celebrato il Vaffa day. È la seconda vita di Belsito, da tesoriere della Lega Nord a barista d'altri tempi. Chiacchiere e caffè, casa e lavoro, visto che abita appena girato l'angolo e la sede del Carroccio è dall'altra parte della strada, con le bandiere padane appese all'esterno.
«Non ho mai rilasciato dichiarazioni e non parlerò neppure oggi», dice Belsito al Giornale seduto nella sua auto, una Mercedes Classe A grigio metallizzato: sono lontani i tempi del Porsche comprato con i soldi della Lega e oggi sotto sequestro. «Quello che dovevo dire l'ho detto ai magistrati. E sono in attesa di un giudizio che riconosca la mia sincerità». Poi sgomma via senza rimettere piede al Balilla per il resto del pomeriggio. Non gli fa piacere tornare al centro dell'attenzione per aver accusato (durante gli interrogatori) il nuovo corso leghista che domani a Torino celebra l'insediamento alla segreteria di Matteo Salvini e il tramonto di Umberto Bossi, incapace di raggiungere il 20 per cento tra i militanti.
E che cosa ha detto ai magistrati tra maggio e luglio? I verbali pubblicati ieri raccontano di una tangente da un milione di euro che l'ex tesoriere padano versò alla Liga Veneta, denaro proveniente da una multinazionale del settore sanitario. Secondo Belsito, l'ex presidente del Consiglio regionale veneto, Enrico Cavaliere, indagato per corruzione per una presunta mazzetta da 850mila euro, faceva parte di una «cordata» della Lega e «rispondeva a Tosi e Maroni, che erano i suoi diretti superiori». Tutti i vertici del partito sapevano, compresi quelli che hanno sventolato le scope per ripulire dalla gestione Bossi. C'è posto anche per la moto di Roberto Calderoli, con tanto di casco da 1.200 euro, tutto a spese del partito.
I leghisti citati negli interrogatori, compresa Rosi Mauro che pure apparteneva al «cerchio magico» bossiano come Belsito, stanno mobilitando gli avvocati. Sono furibondi. «Da un calunniatore dal comportamento spregevole, che con i soldi del finanziamento pubblico ne ha combinate di tutti i colori e ha intrattenuto rapporti con ambienti strani e torbidi, c'è da aspettarsi di tutto: anche che, per uscire dal carcere, cavarsela con pene minori o anche per giustificare in tutto o in parte le sue malefatte, cerchi di coinvolgere a largo raggio persone che nulla a che fare con le porcherie sue e del cerchio magico», ha tuonato Flavio Tosi che fa sapere di non aver mai conosciuto Belsito di persona. Luca Zaia, governatore veneto, querelerà l'ex tesoriere per diffamazione come Roberto Cota e Roberto Maroni. «Non ho parole, per quello che mi riguarda sono palle. Da qui alle europee di maggio sarà tutti i giorni così» sono le parole di Matteo Salvini, il segretario che si insedierà domani.