De Benedetti punge: da Marchionne all'«allievo» Passera

L'Ingegner De Benedetti quando vuole dire qualcosa di grosso non lo fa dalle colonne del suo quotidiano, Repubblica. Bensì chiede (e ottiene sempre) ospitalità sulla prima pagina del Sole24Ore, il foglio della Confindustria. Così è andata anche ieri. Obiettivi, due: Marchionne e Passera. Per l'editore del gruppo Espresso, la strategia industriale dell'ad Fiat è deleteria per l'Italia. Marchionne è liberissimo (bontà dell'Ingegnere) di delocalizzare in Brasile piuttosto che investire nella Chrysler. «Ma non possiamo tutti noi - scrive - pagare i costi di questo lento addio per poi ritrovarci senza più industria automobilistica in Italia». E il governo non si può permettere di stare a guardare: «Deve capire dai vertici del Lingotto le loro vere intenzioni e muoversi di conseguenza». Come? Per De Benedetti l'esecutivo dovrebbe lavorare con Fiat «affinché i posti di lavoro e gli stabilimenti vengano confermati». Oppure per trovare un acquirente.
E il riferimento al governo, pur vago, sembra avere non tanto in Monti, quanto più in Passera il reale obiettivo. Anche perché, più avanti, l'Ingegnere porta anche l'esempio di Telecom e Finmeccanica che, uniti a Fiat, rappresentano un triangolo di industria strategica nazionale che fa senz'altro riferimento al ministero dello Sviluppo Economico, già dicastero dell'Industria. D'altra parte i due si conoscono bene: De Benedetti, oggi 78 anni, ha conosciuto Passera 32 anni fa, 26enne, fino a volerlo a capo della Olivetti. Salvo poi in tempi recenti averlo definito «un eccellente assistente che tende ad essere molto conciliatore e a non prendere posizioni molto definite». Insomma un post-democristiano preoccupato soprattutto della sua immagine. Al di là di questo, l'attacco è forte e, dal lato politico, non fa che confermare l'antipatia di questa Confindustria verso questo governo e i suoi ministri più rappresentativi.
Dopodiché c'è da chiedersi quale De Benedetti si alza oggi in piedi e rivendica le proprie origini industriali. Quello dei 100 giorni alla Fiat? Più o meno quanto era durato, nel 1976, quando Gianni e Umberto Agnelli gli avevano affidato la guida del gruppo automobilistico. O quello che, con l'Olivetti, non è riuscito a fare nulla di quanto oggi rimprovera a Fiat o Finmeccanica: un gruppo leader dell'informatica è sparito e con esso il Paese ha perso un'intera industria e la possibilità di dire la sua in un settore così moderno. Marchionne vuole forse chiudere la Fiat in Italia. Ma almeno la fa sopravvivere all'estero. O forse è il De Benedetti delle scalate finanziarie e di altri 100 giorni, questa volta al Banco Ambrosiano, quello che parla. Perché anche in quei casi ci sono più macerie che successi da raccontare.

Commenti

guidode.zolt

Mer, 25/07/2012 - 11:13

..o forse e' quello che rifilo' alle Poste Italiane i suoi fondi di magazzino a prezzi esorbitanti...10 volte superiori a quello che pagavano le banche a posto computer e funzionanti.. al contrario dei suoi marchingegni non funzionanti e finiti in cantina...?