Denunciata pure la polizia australiana. Negli Usa i nostri dati in mano a 500mila persone

Edward Snowden, la «talpa» che ha scoperchiato il pentolone dei segreti del programma di spionaggio della National Security Agency americana, è irreperibile. Lunedì mattina avrebbe lasciato l'hotel di Hong Kong dove aveva vissuto da recluso nelle ultime settimane e da allora di lui non si hanno notizie. Il ventinovenne mago del computer aveva dichiarato alla stampa di voler chiedere asilo in Islanda, ed è possibile che stia tentando di raggiungere quel Paese: le autorità di Reykjavik avevano fatto sapere che Snowden avrebbe dovuto presentare la sua richiesta personalmente in Islanda, dove sarebbe stata valutata. Nel frattempo anche la Russia si è fatta avanti per offrirgli un asilo che non appare disinteressato: il capo della commissione degli Affari esteri della Duma, Alexei Pushkov, lo ha definito «un attivista dei diritti umani» e ha però previsto «isteria negli Stati Uniti se lo accogli essimo».
Tra le cose certe che riguardano Snowden c'è il suo avvenuto licenziamento dalla Booz Allen, la società che lavora a contratto per l'intelligence americana dove prestava la sua opera per uno stipendio annuo di 122mila dollari: una cifra tutt'altro che disprezzabile alla quale il giovane ha detto di rinunciare volentieri in nome dei suoi ideali. Già che c'era ha rinunciato anche alla fidanzata, che ha lasciato alle Hawaii dove lavorava senza spiegarle dove andava e perché.
Nel frattempo il caso scatenato da Snowden e da giornali come il Guardian e il Washington Post (quest'ultimo ha poi fatto una mezza marcia indietro) sta provocando con le sue rivelazioni a cascata una specie di ossessione a livello mondiale sul tema della privacy. Si parla ora di circa mezzo milione di persone negli Stati Uniti che svolgono un lavoro paragonabile a quello della «talpa del Datagate», ovvero dipendenti di imprese private che hanno accesso ai segreti di Stato più delicati. Il ruolo dei cosiddetti private contractors, di cui questa vicenda ha rivelato i rischi, verrà con ogni probabilità rimesso in discussione dal governo e dai responsabili dell'intelligence Usa: sono davvero troppe le persone che potenzialmente potrebbero decidere di tradire la fiducia loro accordata. Un'autentica rivoluzione, se si pensa che solo alla Booz Allen lavorano 25mila persone, metà delle quali hanno accesso ai top secrets. E che il 98% del fatturato miliardario della compagnia deriva da contratti con agenzie governative per consulenze, supporto tecnologico e analisi.
Anche in altri Paesi il Datagate sta provocando ricadute imbarazzanti su cui i giornali sparano titoli in prima pagina. Il Sydney Morning Herald, ad esempio, rivela che ogni settimana la polizia federale australiana raccoglie in media mille volte - senza mandato - dati telefonici e di internet dei cittadini. E Glenn Greenwald, il giornalista che intervistando Snowden ha dato il via a tutto questo, promette: arriveranno altri scoop.