La difesa di Bossetti rimanda la sfida ai pm e non chiede la libertà

Non ci provano nemmeno, i difensori di Massimo Giuseppe Bossetti, a fare scarcerare il muratore accusato di essere il mostro che ha ucciso Yara Gambirasio. Ieri, quindicesimo giorno dopo il fermo, scadevano i termini entro i quali ricorrere al tribunale del Riesame per liberare l'indagato. Ma gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Silvagni hanno preferito non depositare l'istanza. Ieri mattina, dopo un colloquio in Procura con il pm Letizia Ruggeri, hanno annunciato le loro intenzioni. Bossetti resta dunque in isolamento nella casa circondariale di Bergamo.
«Abbiamo scelto di non prendere alcuna scorciatoia - hanno spiegato i legali di Bossetti - ma di dimostrare in dibattimento le spiegazioni alternative date dal nostro assistito. Pur in presenza di un quadro probatorio che sembra portare la sua firma noi crediamo all'innocenza di Bossetti e cercheremo di dimostrarla in un dibattimento». I due avvocati non hanno precisato se chiederanno la ripetizione dell'esame del Dna: «Valuteremo ogni possibilità perché riteniamo che le prove debbano essere raccolte in contraddittorio. Noi siamo sempre più convinti dell'innocenza del nostro assistito». Gli avvocati avevano detto che si sarebbero presi tutto il tempo necessario per valutare se ricorrere al Riesame. Un'eventuale bocciatura avrebbe compromesso ancora di più la posizione di Bossetti. E al momento la difesa non è in grado di smontare la prova del Dna, cioè l'elemento più grave contro il carpentiere di Mapello.
Troppo pochi 15 giorni per esaminare la montagna di carte accumulata in tre anni e mezzo di indagini, e per contrapporvi argomenti di uguale peso. Una vicenda complessa, in cui si intrecciano vicende familiari ancora da chiarire, uno screening genetico senza precedenti e una ricostruzione largamente lacunosa: mancano infatti il movente, il contesto in cui è maturato un omicidio così brutale, le effettive intenzioni del killer. D'altra parte, lo stesso Bossetti all'inizio non è stato di grande aiuto ai suoi difensori. Con il pm Ruggeri dopo il fermo si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre davanti al gip Vincenza Maccora ha dichiarato di non sapersi spiegare perché tracce biologiche con il suo Dna (pare macchie di sangue) si trovassero sugli indumenti della tredicenne. Viceversa, un paio di giorni dopo, ha detto ai legali di potere dare spiegazioni. Un secco cambio di rotta, perché Bossetti ha implicitamente riconosciuto che quel Dna è suo. Per la scienza, la compatibilità con il Dna di «Ignoto 1» è pari al 99,99999987 per cento.
Ora i legali devono trovare i riscontri per sostenere le affermazioni del loro assistito. Ma devono anche capire se per caso la Procura abbia in mano altre carte contro Bossetti finora tenute coperte. Venerdì, per esempio, è scoppiato il giallo su altro materiale biologico (peli e capelli) trovati sul corpo di Yara e attorno a esso: per il responsabile del laboratorio di genetica di Pavia il Dna corrisponde a quello del sangue, ma la Procura ha smentito.
Anche la strategia difensiva, dunque, preferisce tenere le proprie carte coperte per giocarsele nel dibattimento. «Le prove devono essere raccolte in contraddittorio», dicono i legali, cioè nel processo: frase che potrebbe portare alla richiesta di ripetere gli esami del Dna durante il dibattimento. Oggi cominciano a Parma i rilievi dei Ris sugli automezzi di Bossetti. La difesa ha nominato i suoi consulenti: Sarah Gino, ricercatore all'università di Torino e responsabile della sezione di genetica forense del Laboratorio di scienze criminalistiche diretto dal professor Carlo Torre, e Monica Omedei, esperta in biologia sanitaria. Sarah Gino è stata consulente della difesa di Amanda Knox nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher e perito del gup nel giudizio contro Salvatore Parolisi per l'uccisione della moglie Melania Rea.