Il diritto di dire no all'ipocrisia europeail commento 2

di Paolo Granzotto

Per chi, come il Commissario europeo agli Interni Cecilia Malmström se la vive beata fra il tranquillo cottage di Göteborg e la sontuosa residenza di servizio a Bruxelles, deve tornar facile intimare che è un dovere delle autorità maltesi «lasciar sbarcare queste persone», ovvero più di un centinaio di «migranti». Facilissimo poi, alla lapalissiana obiezione del governo maltese: «Perché non sbarcano da dove sono venuti, in Libia?», rispondere piccata che «questioni sull'autorità responsabile della ricerca e del soccorso così come il posto giusto per lo sbarco, saranno chiarite in seguito». Intanto prendano terra a Malta. Concetto stravagante, visto poi che la Libia mica era dall'altra parte del Mediterraneo, ma a poche miglia. E che «quelle persone» non erano più a bordo del consueto natante lì lì per andare a fondo, ma di una solida nave da carico, la Salamis, fornita di acqua, cibo e anche una infermeria. Poteva concludersi, il pasticciaccio, con il trionfo della ragione e delle ragioni di Malta, che di «migranti» ne ha anche troppi e altri non ne vuole. Ma a dar manforte alla Malmström è intervenuto il nostro Letta, cuore d'oro, annunciando che l'Italia era disponibile a prendersene carico. E certo, ce lo chiedeva l'Europa, no? E all'Europa non sappiamo dire di no, anche ed anzi con maggior zelo se la richiesta è insensata. Cosa che invece sa fare, quando la richiesta è insensata, quello scoglio nel mare chiamata Malta. Abbiamo detto di sì e sull'attenti benché consapevoli che oltre a creare «problemi sociali» (a proposito: la Svezia della Malmström agli agenti è consentito di fermare e denunciare immediatamente gli immigrati senza permesso di soggiorno) i clandestini costano. Molto. E ogni euro delle centinaia e centinaia e centinaia di migliaia che spendiamo per loro è sottratto al pensionato, all'esodato, all'anziano bisognoso di sostegno, al disoccupato, a chi aspetta da anni d'esser pagato dallo Stato e che ebbe la sfortuna di nascere in Italia. Tobias Billstroem, il ministro dell'Immigrazione svedese - della Svezia della Malmström - ebbe a dire che «Il Paese ha bisogno di rafforzare le leggi per i richiedenti asilo e altri potenziali immigrati, al fine di ridurre il numero di persone che arrivano da noi». «Perché», aggiunse, «la situazione non è più sostenibile». E noi, che certo non siamo messi meglio, ci pigliamo anche quelli maltesi?