Diritto di sapere

Evito di addentrarmi nel contenzioso dei voti da addebitare ai due opposti schieramenti, e anche nel problema di una possibile o impossibile Grosse Koalition: pur sapendo che questi argomenti politici sono di estrema attualità e di primaria importanza. Mi adeguo invece, per amor di tesi, a una scala di priorità che il centrosinistra con martellante insistenza propone o piuttosto esige. Abbiamo vinto, proclama Romano Prodi: per questo vogliamo ricevere al più presto un mandato ufficiale del capo dello Stato, deploriamo gli indugi e le lentezze di chi è al Quirinale e di chi è tuttora al governo. Il momento - ammoniscono in tono virtuoso i maggiorenti dell’Unione - non tollera ritardi. Forti del nostro programma, sicuri della coesione che la nostra coalizione dimostrerà, invochiamo il via libera ad entrare nelle stanze dei bottoni, a prendere in mano le redini del Paese. Sicuri di saperle tenere con suprema saggezza.
Ebbene: prestiamo orecchio per un momento al messaggio dell’Unione, cerchiamo di capire il suo pressing insistente fino all’arroganza su Carlo Azeglio Ciampi, accettiamo il criterio che l’Italia debba conoscere gli uomini cui sarà affidata. L’Unione non può pretendere che gli altri protagonisti di questa fase istituzionale rinuncino alle loro contestazioni e alle loro obiezioni. Ma può fare qualcosa di molto significativo e che le compete in esclusiva, per portare un elemento di chiarezza dei futuri passaggi procedurali. Può cioè rivelare fin d’ora nomi e cognomi dei titolari delle più importanti poltrone dello Stato. Presidenti delle Camere e poi ministri, e i sottosegretari. Così, appena lo starter presidenziale avrà abbassato la sua bandierina, gli italiani non avranno bisogno d’essere ulteriormente informati. Sapranno già.
L’Unione ha avuto mesi e mesi per ponzare e per predisporre l’organigramma. L’Unione ora scalpita dicendo che vuole in tutta fretta vararlo. Allora ci faccia un favore, lo esibisca quell’organigramma. Molti italiani trepidano in attesa di sapere chi si insedierà agli Interni, o agli Esteri, o in altri incarichi di rilievo. Ce ne sono parecchi, fra gli italiani, che sentendo aria di Pecoraro Scanio o di Diliberto sono piuttosto inquieti. C’è l’incognita del ministero dei Lavori pubblici: perché rimane un mistero per gli italiani cosa il centrosinistra voglia fare delle grandi opere e in particolare della Tav. Alcuni notabili dell’Unione l’approvano, sono per il sì, altri per il nì, altri ancora per il no. Romano Prodi si pronuncia con borbottii di non agevole decifrazione. Ecco perché i nomi rappresentano un’indicazione preziosa, consentiranno di esprimere giudizi. Risulterà in modo un pochino più evidente, da quei nomi, quanto di disunione ci sia tuttora nell’Unione, quanto quell’assembramento di diversi riesca a darsi una parvenza di coesione.
Romano Prodi è tarantolato dalla voglia di mettersi al lavoro con la sua gioiosa macchina da guerra, e lamenta di non aver potuto già iniziare la volata. Deve rassegnarsi a qualche esitazione che il risultato delle urne rende ben comprensibile. Ma intanto tiri fuori le generalità dei prescelti. Per farci sapere almeno che Vladimir Luxuria non è previsto, che non toccherà agli anticlericali della Rosa nel pugno - degnissime persone, intendiamoci - d'occuparsi dei rapporti con la Chiesa, che Antonio Di Pietro non sarà titolare per l’istruzione nella quale è inclusa la sintassi, che Francesco Caruso non avrà alcun ruolo nella tutela dell’ordine pubblico.
Assisteremo a un varo rapido del governo, parola di Prodi. Sarà. O non sarà che assisteremo invece, nell’ambito dell’Unione, alla solita contrattazione e al solito mercato delle vacche per un posto di ministro o di viceministro, e questo durante giorni e giorni? Aspettiamo con pazienza, e osserviamo. Consapevoli di un’amara verità. Quando si tratta di poltrone, la classe politica non delude mai i suoi detrattori.