Il dolore costa 180 milioni, la salute non ha prezzo

Con il dolore lottano tutti i giorni, ma spesso il loro avversario ha la consistenza di un fantasma dai contorni non ben definiti. Per questo i medici si sono confrontati e hanno fatto il punto della situazione della loro battaglia nei giorni scorsi durante il summit di Impact Proactive 2012, l’incontro multidisciplinare sul dolore, cui hanno partecipato a Firenze il ministero della Salute, le associazioni di categoria e anche i più diretti interessanti: i pazienti. Tre le urgenze emerse dalla discussione: l’integrazione delle diverse competenze; il supporto globale al malato; la necessità di creare una nuova strada per la medicina personalizzata. E su tutto, in primo piano, la Legge 38 sul dolore datata 15 marzo 2010.
Ogni giorno sono 15 milioni gli italiani sottoposti a trattamenti contro il dolore cronico (escludendo quello oncologico). Dato che pone il nostro Paese al terzo posto in Europa (26% della popolazione), dopo Norvegia (30%) e Polonia (27%). I farmaci analgesici gravano sulla spesa sanitaria nazionale per oltre 180 milioni di euro, e al costo dei «fans» si deve aggiungere quello dei gastroprotettori, utilizzati per limitare gli effetti collaterali degli antinfiammatori. Ma è certo che, pur in presenza della crisi economica, la lotta al dolore deve restare una priorità. «Contro la recessione - ha detto Guido Fanelli, membro del Comitato Scientifico Impact proactive e Presidente della Commissione ministeriale Terapia del Dolore e Cure Palliative - la ricetta per non penalizzare la qualità dell’assistenza ai malati di dolore non è praticare tagli incongrui, ma seguire quanto stabilito dalle Linee Guida per lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali. Una corretta applicazione della Legge 38 sul territorio consentirebbe infatti un impiego migliore delle risorse disponibili, grazie a una maggiore appropriatezza terapeutica, alla riduzione delle prestazioni inutili e degli accessi impropri al Pronto Soccorso, generando nel medio termine considerevoli risparmi».
A ormai 27 mesi dall’entrata in vigore della normativa, «abbiamo fatto importanti progressi», afferma Fanelli. Che prosegue: «Dal prossimo anno accademico partiranno i master per “palliativisti” e terapisti del dolore, secondo percorsi formativi omogenei identificati da MIUR e Ministero della Salute; l’obiettivo è aumentare il numero delle Università in grado di erogarli. Con tutte le sigle della medicina generale, abbiamo inoltre concordato un iter didattico comune su terapia del dolore e cure palliative, per garantire ai medici di famiglia una preparazione uniforme; ora stiamo cercando di coinvolgere i farmacisti nel sistema della formazione».
Resta il fatto, gravissimo, che a tutt’oggi in Italia un clinico su tre non conosce e/o non applica la Legge sul dolore. Ne deriva una situazione a macchia di leopardo, con Regioni più virtuose, tra le quali Friuli, Toscana, Liguria e Piemonte e altre «maglia nera» come la Campania.