DOMANDE & RISPOSTE

Maurizio Catino, sociologo e autore dell’indagine sulla medicina difensiva. Perché i nostri medici sono diventati iperscrupolosi?
«La pressione giudiziaria sulla categoria è diventata così forte che quasi tutti adottano un atteggiamento protettivo per mettersi al riparo da eventuali processi».
E come si comportano?
«Prescrivono visite, esami e farmaci non necessari, a volte inutili o addirittura dannosi per chi li subisce».
Perché dannosi?
«Fare una biopsia a un bambino può essere molto pericoloso. Non parliamo poi delle radiazioni che assorbono i pazienti. Una tac corrisponde ad alcune centinaia di lastre, un’angiografia coronarica ne vale 800. E secondo studi inglesi uno su 270 pazienti si espone successivamente al rischio di cancro».
Anche i costi sul servizio sanitario nazionale non scherzano.
«Esatto. L’incremento della spesa è di molti milioni. Negli Usa si stima che la medicina difensiva incida sul 12% delle spese sanitarie».
Mal comune mezzo gaudio?
«Dico solo che il fenomeno è ormai planetario. Un medico sotto processo non opera in modo sereno e da noi le categorie più bersagliate sono chirurghi, ginecologi, ostetriche, ortopedici, anestesisti. Settori in cui l’evidenza del danno è più immediato».
Però chi sbaglia è giusto che paghi le conseguenze.
«Nessuno contesta i processi in caso di dolo o colpa grave. Ma il mito del medico infallibile dev’essere sfatato. E invece piovono denunce per errori involontari anche lievissimi. E se in primo grado le condanne sono tante, in Cassazione quasi si azzerano. Intanto il medico si aggrappa alla medicina difensiva».
È un circolo vizioso.
«Del resto fare causa non costa nulla. Con il patto pro-quota lite, l’avvocato dice al paziente: tu non paghi nulla ma se vinciamo la causa facciamo a metà…».
E il giochino funziona?
«Caspita, anche perché le compagnie di assicurazione sanitarie fanno molta conciliazione».
Perché si ricorre al legale?
«La mancanza di dialogo crea diffidenza. E il clima di colpa è dannosissimo: i medici che sbagliano davvero non segnalano gli errori. E il sistema sanitario non apprende».
Non sono mica scemi ad autodenunciarsi...
«Invece bisognerebbe cambiare le regole e imitare il settore aeronautico militare: i piloti che sbagliano non vengono puniti. Così le segnalazioni favoriscono la sicurezza».