Doni il sangue? In pensione più tardi

I donatori di sangue rischiano di andare in pensione più tardi. Perché le giornate di lavoro destinate a questa attività benefica - cui contribuiscono oltre un milione e duecentomila italiani - vengono sì considerate tali per la retribuzione, ma non ai fini pensionistici. Sono escluse, cioè, dal calcolo dell'anzianità necessaria per arrivare alla pensione.
Così ha previsto la riforma Fornero, e non se n'era accorto nessuno fino a quando qualche sfortunato donatore di lungo corso, in procinto di smettere di lavorare e godersi serenamente la vecchiaia, ha fatto l'amara scoperta. Non parliamo di dettagli, né di pochi giorni in più da recuperare per arrivare al traguardo. Facciamo un esempio. Un impiegato che sia donatore assiduo, con 30 anni di servizio alle spalle, può accumulare fino a 120 giorni di prelievi (gli uomini possono infatti donare massimo quattro volte all'anno): non calcolarli ai fini pensionistici vuol dire veder slittare la pensione di 4 mesi. Oppure andare a casa subito ma vederne diminuito il valore, specie se mancava poco in più per lo «scatto» al livello superiore. Stesso dicorso per le donne, ovviamente: possono donare non più di due volte all'anno, che corrispondono, per 30 anni di lavoro, a due mesi.
«È assurdo che chi sia dato da fare per gli altri ora si ritrovi penalizzato, tra l'altro in maniera retroattiva, senza saperlo», commenta Vincenzo Saturni, presidente di Avis. Che, dopo le decine di segnalazioni ricevute nell'ultima settimana da diverse regioni italiane (nel 2012 solo le donazioni ad Avis sono state più di due milioni), ha formato un coordinamento con Fibas e Fratres, le altre due più note associazioni di donatori di sangue, per portare nelle commissioni di Camera e Senato la richiesta di una modifica da far passare al più presto, magari in sede di conversione di qualche recente decreto. «L'articolo 8 della legge 219 dell 2005 è molto chiaro: chi dona ha diritto a non essere penalizzato sul lavoro», spiega ancora Saturni. Senza contare che, oltre al danno già subìto da molti, «una notizia del genere rischia di portare alla disaffezione verso questa pratica benefica che contribuisce all'efficienza del Paese», conclude.
twitter @giulianadevivo

Commenti

arturino

Sab, 28/09/2013 - 13:02

Mi piacerebbe conoscere il nome del solerte funzionario che ha portato alla luce questa “perla” nascosta nel provvedimento della Fornero. I volenterosi carnefici di Hitler (invito tutti a leggere l’omonimo libro di D. Goldhagen) non esistevano soltanto nella Germania nazista. Sono annidati in tutte le amministrazioni e in tutti gli uffici pubblici di tutti i paesi del mondo. Quando il regime per il quale lavorano i cosiddetti “servitori dello Stato” diventa disumano (e lo comincia a diventare quando ci sono i “tecnici” al potere) essi si trasformano in altrettanti sgherri, pronti a trovare - e ad offrire al padrone su un piatto d’argento - ogni pretesto, ogni scusa, ogni cavillo legale per vessare, opprimere e angariare i cittadini e, in particolar modo, i più deboli. Il potere corrompe di per sé, e chi vi partecipa sia pure indirettamente – come i pubblici burocrati - si trasforma prima o poi in carnefice dei propri simili.