Donne crocifisse, l'incubo del mostro

La ragazza legata nuda a un palo e seviziata. Un anno fa un'altra donna venne aggredita con modalità identiche

La periferia di Firenze. La città che si fa campagna e mistero. Le dolci colline di sangue, come le hanno chiamate nel loro romanzo Mario Spezi e Douglas Preston. I guardoni e le prostitute. Quarant'anni fa da queste parti cominciava l'incubo del mostro: quattordici morti, sedici se si contano i primi due, quasi un antefatto datato 1968. Pagine lontane che tornano all'improvviso: la cronaca nera dà appuntamento alle suggestioni del passato in un posto sperduto, dove l'asfalto cede il passo a un viottolo. Lì, quasi al confine fra Firenze e Scandicci, c'è una sbarra e su quella sbarra un passante trova il corpo crocifisso di una donna. Nuda. I polsi legati col nastro adesivo. Probabilmente è una lucciola venuta dall'Est. Forse la posizione del corpo è casuale, forse no. Ma il passato inghiottito dal tempo trascorso sembra uscire dalle viscere della terra. Non lontano da qui, a Mosciano di Scandicci, il mostro fece tappa la notte fra il 6 e il 7 giugno 1981, quando a morire furono Pasquale Foggi e Carmela De Nuccio.

Il mostro di Firenze si appostava nel buio, impugnava l'inseparabile Beretta Calibro 22, sparava, poi mutilava il corpo di lei. Così dal 1974 al 1985. Sempre con lo stesso rituale di morte e profanazione. Le indagini, controverse, dopo giri e giravolte misero nel mirino Piero Pacciani e i cosiddetti compagni di merende. Quella è la verità giudiziaria, anche se molti osservatori sostengono che le sentenze contro Pacciani, che si spense prima del verdetto definitivo, Lotti e Vanni, siano viziate da errori clamorosi. E un giornalista attento come Mario Spezi ha sempre dato credito ala pista sarda, tratteggiando un identikit del serial killer di tutt'alto segno: non si tratterebbe di una cooperativa di mostri, ma di un assassino solitario. Un uomo dall'infanzia devastata, probabilmente impotente. Il contrario dell'orco Pacciani che metteva le mani addosso alle figlie. Le polemiche hanno alimentato carriere, libri, denunce e controdenunce. E poi tutta una letteratura gotica su possibili mandanti, sette sataniche, massonerie deviate con chirurghi, ginecologi e farmacisti in cappuccio, dietrologie così dietrologiche da risultare cervellotiche anche per un Paese che intravede ad ogni passo burattinai, cospirazioni, complotti.

Ora quel passato così ingombrante torna a bussare, anche se quel che è appena stato scoperto non ha alcuna relazione con le vicende di allora. C'è una donna, di 25-30 anni, che con ogni probabilità esercitava il mestiere più antico del mondo. Chissà, forse si era fidata di uno sconosciuto, l'ha seguito per offrirgli sesso a pagamento, è stata ammazzata e legata in quel modo barbaro, non si sa se casuale, alla sbarra. Non è una rapina, perché borsetta e vestiti non sono stati toccati. Ma non c'è solo il corpo della sventurata. C'è anche un precedente, inquietante che più inquietante non si può. Nel marzo dell'anno scorso un'altra prostituta, un'italiana di 46 anni, viene caricata da un cliente in macchina, quindi viene spogliata e violentata. L'uomo le lega a una transenna spartitraffico: i polsi sono bloccati con dei lacci. Poi il criminale sparisce. Non l'hanno mai rintracciato, la sua vittima sopravvive e parla con gli investigatori.

Il luogo è lo stesso del delitto scoperto ieri mattina. Siamo in via del Cimitero di Ugnano, a pochi passi da un cavalcavia dell'autostrada A1. Le modalità dell'aggressione presentano delle analogie ma è presto per dire che si tratta di due storie fotocopia. E però l'impressione è che sulla scena fiorentina, quella raccontata nei suoi libri cupi da un detective oggi diventato scrittore come Michele Giuttari, sia comparso un violentatore seriale. In un caso avrebbe infierito sulla partner fino ad eliminarla, nell'altro la donna sarebbe stata più fortunata. Insomma, è presto per immaginare una striscia dell'orrore, ma in qualche modo in quella terra dalla geografia maledetta sarebbero tornati i fiori del male. Quando il presente cresce fra le croci degli anni Settanta e Ottanta è facile, molto facile, prendere un abbaglio. E però la psicosi torna a serpeggiare. Riprende forza l'iconografia del Mostro. Gli investigatori sono scettici: la crocifissione non è un simbolo, è solo un caso. E però i casi si ripetono. Si spera in una soluzione rapida che non lasci in cielo un bagliore antico.