Draghi usa le forbici, ma stronca i mercati

Draghi usa la forbice sui tassi d’interesse, ma per i mercati è una mannaia: crollano tutte le Borse: Milano e Madrid chiudono in profondo rosso. La decisione della Banca centrale europea, che per la prima volta ha portato il tasso di riferimento principale di Eurolandia sotto la soglia dell’1 per cento, tagliandolo di un quarto di punto - ora è allo 0,75%, minimo record - era ampiamente attesa dagli analisti: ma quello che ha gelato le Borse sono state le parole usate dal presidente dell’Eurotower. La decisione, ha commentato Mario Draghi, è stata presa all’unanimità e giustificata dalla debolezza dell’economia della zona euro e dall’incertezza sul futuro, con un’inflazione che continua sì a calare (sarà sotto il 2% nel 2013), ma accompagnata da un’ elevata disoccupazione che pesa su una ripresa vista come «lenta e graduale», e comunque non prima della fine dell’anno.
Il quadro generale, infatti, è ulteriormente peggiorato, rispetto anche solo a un mese fa. «Ora - ha detto Draghi - vediamo un indebolimento della crescita in tutta l’area euro, compresi i Paesi che prima continuavano a crescere». Per questo il taglio è diretto a tutti gli Stati dell’area, compresa la Germania i cui dati mostrano un rallentamento dell’economia. Il problema è la mancanza di domanda, un fattore che rende efficaci solo fino a un certo punto le stesse misure straordinarie della Bce. Anche se Draghi ha esplicitamente escluso che lo scenario sia simile a quello del 2008-2009, quando le ricadute del crac di Lehman Brothers innescarono una grave recessione globale.
Comunque, l’Eurotower non intende prendere in considerazione l’ipotesi di nuove misure straordinarie come le due maxi operazioni di rifinanziamento (Ltro) dei mesi scorsi: ritiene di avere esaurito il suo compito azzerando i tassi sui depositi per incentivare le banche a prestare denaro. La stessa operazione compiuta quasi contemporaneamente dalla Banca centrale cinese, che ha tagliato dello 0,25% i tassi, per la seconda volta in un mese, mentre Bank of England li ha lasciati stabili allo 0,50%, ma ha aumentato di 50 miliardi di sterline il programma di acquisto di asset, principalmente bond, in mano a privati, il cosiddetto «quantitative easing»: non a caso Londra è stata l’unica piazza europea a chiudere sopra la parità (+0,14%).
Ma l’Europa ha un problema diverso e tutto peculiare, rispetto alla Cina o all’Inghilterra: le divisioni al suo interno, politiche e non solo. Draghi lo sa bene e non si sottrae alla necessità di affrontare i temi più caldi tra quelli discussi al vertice Ue, di cui in realtà molti lo giudicano il vero vincitore: l’uso dei fondi Esm-Efsf in funzione anti spread e di salvataggio delle banche e l’attribuzione alla Bce della supervisione degli istituti di credito dell’area.
Per ben tre volte, il presidente della Bce scandisce come «tutti gli interventi» che prenderanno i fondi Ue devono sottostare a condizioni per garantire a tali misure la credibilità. I due fondi comunque hanno risorse «adeguate» a fronteggiare i rischi, ha ribadito.
Per la vigilanza unica della Bce, poi, i paletti fissati da Draghi sono ben cinque. La Banca centrale dovrà soprattutto essere «rigorosa e indipendente» sul controllo degli istituti dell’Eurozona senza assumersi dei rischi e dimostrando, in maniera chiara e democratica, di non fare preferenze oppure omissioni in base alla nazionalità. Draghi si aspetta che su questi punti rimanga «il forte impegno politico» dei leader nei passaggi istituzionali della proposta che dovrebbe essere approvata entro l’anno anche se «non c’è fretta ed è meglio fare bene e con calma». Su questo fronte, comunque, la Bce potrà far leva sulle banche centrali e le autorità di vigilanza nazionali: «sono stato alla Banca d’Italia sei anni (dal 2005 al 2011 ndr) e conosco bene la tradizione, le qualità e le competenze» della vigilanza nazionale.
Ma dell’intero discorso di Draghi, le Borse hanno recepito solo il pessimismo: non si era ancora conclusa la conferenza stampa a Francoforte e già i listini precipitavano in tutto il Vecchio continente. Maglia nera Madrid (-2,99%), tallonata da Milano che, zavorrata dalle banche, ha lasciato sul terreno il 2,03 per cento. Senza freni la corsa al rialzo dello spread tra il Btp e il bund tedesco, che ha chiuso a 457 punti base (460 nel corso della seduta) dai 429 del giorno precedente: il tasso del decennale italiano è salito al 5,95%. Ora i mercati guardano al vertice di lunedì dell’Eurogruppo, mentre non si allenta la tensione sulla Grecia. Dopo quattro mesi di assenza, i rappresentanti della Troika tornano ad Atene per controllare l’applicazione del piano di risanamento e il neogoverno è pronto a dare battaglia su molte delle misure chieste da Ue-Bce-Fmi.