Due bimbi malati Uno va in meta l'altro in Procura

Settemilanovecentonovanta chilometri: tanto distano Atkinson, Nebraska, e Genova, Italia. Eppure, negli stadi i cuori degli uomini battono per gli stessi motivi. Chi non si commuoverebbe per un piccino malato? Ad Atkinson, Nebraska, sicuramente un sacco di gente. Così si è realizzato il sogno del piccolo Jack, un bimbo di 7 anni malato di tumore che, nella breve pausa tra un ricovero ospedaliero e l'altro è stato protagonista di un evento che ha commosso l'America. La sua squadra del cuore, i Nebraska Cornhuskers, saputo del suo sogno e della sua condizione, lo ha convocato. Sabato il bimbo ha indossato l'armatura da football americano ed è sceso in campo davanti a 60.000 tifosi in delirio. I giocatori hanno passato la palla a Jack e lui ha iniziato a correre emozionato, prima nella direzione sbagliata, poi lo hanno corretto, «non di qua, di là piccolo» e due ali di giocatori lo hanno scortato fino alla linea di meta, dove ha segnato il punto. Una corsa di 23 secondi, da ricordare per sempre.
Qualche volta lo sport ha davvero cuore. E lo sapeva bene anche Fabrizio, il padre del piccolo Matteo, che ha chiesto ai tifosi del Genoa di raccogliere denaro per far operare il suo bimbo malato. La curva rossoblù si è spremuta e ha messo insieme 70.000 euro, con l'aiuto della società di calcio. Poi si è scoperto che era tutta un'invenzione. Matteo è asmatico e doveva solo fare un modesto intervento. Ora Fabrizio è indagato e il club dei tifosi mortificato. Nello sport, purtroppo, c'è anche questo.