E i tessuti da film per «Cavalliwood»

«Una visione artistica mette in scena le migliori tecniche artigianali per dar vita a un luogo dove i sogni diventano possibili» diceva ieri Roberto Cavalli prima di mandare in passerella una collezione clamorosa ispirata al cinema degli anni Trenta. Una sorta di Cavalliwood con abiti da diva in colori esausti e con lavorazioni che appartengono al glorioso savoir faire dell'artigianato fiorentino: ricami con baguette in vetro satinato asfaltavano di luce sottovesti e caftani, costruzioni di sospensioni in metallo fissavano i vestiti sul corpo e tecniche di ricamo Mukesh trasformavano i disegni geometrici in pura sensualità. Straordinarie le giacche e i pantaloni in patchwork di pitone, iguana, coccodrillo e denim. Stiletto di cuoio con lacci di pelle che dalla caviglia arrivano al ginocchio - ci vuole del tempo per calzarli - sono con le mezze cappe di pelliccia appoggiate sulla spalla irresistibili must. Peter Dundas, direttore creativo della maison Emilio Pucci, ha trasferito nella sua magnifica collezione spirito sportivo, hip-hop e Africa. «Un'esplorazione del mondo active punteggiata da ricami di perline colorate mi ha permesso di mettere in scena un ossimoro: il minimalismo barocco» spiegava lo stilista prima di presentare T-shirt in nappa traforata su minigonne ricamate, giacche in neoprene ricoperte con perline multicolor, irresistibili pantaloni stile jodpur in seta drappeggiata a stampa «Taitoo» che la maison fiorentina lanciò nel 1963, nel periodo di ispirazione africana. Da non perdere tra i nuovi accessori, il marsupio di cocco ricamato di perline. Si calano nel minimalismo dello sport anche i massimalisti Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, duo creativo che con la sua linea sorprende ogni stagione pur confermando i propri codici: semplicità e ricchezza di decoro. «Ci siamo ispirati a Gauguin ma abbiamo guardato anche alla suggestione delle pitture murali Masai per imprimere sulla nostra couture high tech la visione rivoluzionaria di certe espressioni artistiche» dichiaravano mentre davano gli ultimi tocchi a una collezione strong dove la purezza dialoga con la ricchezza di stampe e ricami. La nuova felpa è di scuba stretch nero con un ricamo di paillette martellate, l'abito filiforme in felpa di neoprene è ricamato con jais e fiori di poliestere perfettamente lavabili, il reggiseno color burgundy si porta su una gonna sottile, quasi un pareo. L'arte giapponese della fabbricazione delle ceramiche Raku è invece il mantra di Gabriele Colangelo: il linguaggio mimetico delle venature tridimensionali dei vasi è stato tradotto con tecniche jaquard su fibre grezze naturali mentre l'effetto decorativo dei riflessi metallici, ottenuto con ossidi, sugli abiti diventa pennellate pigmento blu cobalto. I rilievi ondulati coinvolgono persino il visone epilato, intagliato a laser come una scultura a bassorilievo.