E il premier fa ironia: «Di che sesso è lo spread? Di certo non femminile»

«Una risata vi seppellirà», si diceva nel '68. Mario Monti dev'essersene ricordato: così, nella giornata dello spread da record, prova a combatterlo facendo ricorso all'ironia. E a una punta di femminismo, che non guasta mai. Prima elogia le parole chiave dell'economia: «banca, moneta, liquidità, inflazione, lotta all'inflazione e soprattutto la parola cardine per una banca centrale, indipendenza, tutte al femminile». Invece «lo spread che cos'è? Maschile, neutro, non so. Certamente non è femminile».
L'occasione si presta, dato che si tratta del convegno «Women in Diplomacy»: e il premier trova anche il modo di rivolgere «un pensiero amichevole e pieno di ammirazione» alla cancelliera Angela Merkel. Che non c'è, ma è come se ci fosse: l'ombra delle sue poco incoraggianti dichiarazioni del week-end ha contribuito e non poco a far schizzare lo spread tra Btp e Bund a quota 500. In pratica, la Merkel ha fatto capire che non sarà possibile ricorrere al famoso «scudo salvaspread» senza precise garanzie, leggi il controllo della troika. Così smentendo di fatto l'esistenza di un accordo per fronteggiare l'emergenza spread nell'immediato futuro. «Non è un fulmine a ciel sereno» commenta Renato Brunetta - Tutto questo non fa che confermare i nostri peggiori cattivi pensieri» circa l'accordo del 28-29 giugno scorso, una vera «polpetta avvelenata», conclude l'ex ministro.
In ogni caso, le decisioni definitive sullo scudo sono state rimandate dalla Ue a dopo l'estate a cause delle divergenze tra Paesi membri: l'Italia resterà così nuda ad affrontare un agosto di fuoco sui mercati del debito sovrano. A Palazzo Chigi, però, si nega che ci siano ancora cose da chiarire e si ritiene che il summit Ue e l'Eurogruppo abbiano già stabilito che il Paese virtuoso che beneficia degli aiuti non debba far altro che procedere sulla base degli impegni già presi con la Commissione Ue. Il governo, comunque, cerca di calmare le acque, ribadendo che «al momento non c'è alcuna intenzione» di ricorrere allo scudo studiato in sede europea. «Nessuno può escluderlo a priori per il futuro - affermano fonti di Palazzo Chigi - ma al momento non se ne ravvisa la necessità».
E il premier incassa anche un inaspettato sostegno dal Fondo monetario internazionale, secondo cui gli attuali spread sovrani di alcuni Paesi europei «sono ben al di sopra quanto sarebbe giustificato sulla base delle condizioni fiscali e di altri fondamentali a lungo termine».