E sulle ragazze aiutate dal Cav piomba l'inquisizione fiscale

diDonne «olgetto» proprio no. Qui non c'è nessuna che si dia via. Tantomeno al prezzo di un cocktail come un'arachide. Settantamila euro sul conto del padre di una (che poi sono due ma sono uguali identiche), quattrocentoquarantamila (più due appartamenti) su quello di un'altra. Se ad essere spiato dal buco della serratura è un milionario, di cose se ne vedono un sacco. Ieri le teste dell'ultima udienza del processo Ruby (prima della pausa estiva) non c'entravano nulla con Ruby, ma si sono sottoposte a una specie di indagine di morale fiscale dalla quale sono uscite a pezzi ma indenni. Le gemelle Eleonora e Concetta-detta-Imma De Vivo, il padre Enzo gestore di una stazione di carburanti, e la giornalista Mediaset Silvia Trevaini. La prima gemella è passata senza graffi, quella ormai ha un figlio, vive ancora a Napoli, ride sempre... Poi è arrivato il bello.
Imma e il giuramento davanti alla Corte letto con quel suo accento pesante, quasi calpestato. Una paraculaggine tutta partenopea che ha tenuto la testimonianza in un perenne bilico: ha sempre saputo fermarsi (o procedere) prima di avvicinarsi all'urto con pm e presidente del Tribunale. «Cene formali, balli normali, aperitivi normali, serate normali ad Arcore, questo scusi dottore ma non lo ricordo. Ruby? Mai vista». Niente spogliarelli, niente carezze mercenarie quindi. Sì, ma andiamo avanti, anzi va avanti direttamente la presidente: lei dove vive? E come si mantiene? E quanto dichiara all'anno? E di quanto dispone al mese? E tre anni fa lavorava? E che lavoro faceva? E quanto guadagnava? Sa, sono cose con cui purtroppo tutti NOI dobbiamo fare i conti... Le bollette, la spesa... E Nicolò Ghedini, l'avvocato di Berlusconi, che si oppone e la presidente che ammette «grazie avvocato Ghedini, la teste risponda». E quella che non si ricorda, non sa, non riesce proprio a ricostruire. Specie oggi che continua a non lavorare ma vive in appartamento in via Olgettina pagato dal premier «perché diversamente non riuscirei a campare». Specie oggi che può contare sul ragionier Spinelli quando è in difficoltà, specie oggi che ha la camicetta di seta e la borsa griffata perché è incredibile come si possa fare a meno del necessario quando si ha il superfluo. Una volta Imma si occupava di estetica medica e se ne occupa ancora di tanto in tanto, quando le capita, e poi naturalmente ha fatto un po' di tv. Ma insomma da sola proprio non ce la farebbe. Allora la aiuta «lui», «il presidente Silvio Berlusconi». Anche se il papà di Imma, che entra in aula subito dopo la figlia e giura con lo stesso accento pieno di sole ed espedienti, prima di quel famoso versamento di settantaduemila euro da parte del Cavaliere (accreditato a suo nome per non «far fare pettegolezzi» in banca) i soldi ce li aveva già: sul conto c'erano poco più di diciassettemila euro. Lo dice il pm a tutti i presenti «per correttezza»...
E Ghedini che si oppone, e la presidente che ammette «grazie avvocato Ghedini, il teste risponda». E lui, il papà delle gemelle De Vivo, si inorgoglisce tutto, perché di quei settantamila che servivano alle figlie per un progetto che evidentemente non è mai andato in porto, non ha toccato nulla. E infatti i soldi giacciono tutti ancora lì, nella sua filiale di fiducia dove nessuno mormora.
Poi arriva la giornalista Silvia Trevaini, che lavora al sito Tgcom e si piomba in un altro mondo, che comunque e sempre non ha nulla a che fare con Ruby: anche questa non ha mai visto la marocchina e manco l'ha mai sentita menzionare e poi si sta parlando, nel suo caso, del 2006 e del 2009, quindi proprio un altro film, ma pazienza. La Trevaini è una ragazza mora, magra e tragica, invulnerabile all'ironia. Ha gli occhi di una forma predisposta al pianto anche se da ridere ne avrebbe. «Sì, ho ricevuto soldi da Silvio Berlusconi, ma non ricordo davvero quanto». «Sono quattrocentoquarantamila euro signora» prova a rinfrescarle la memoria il pm innescando, suo malgrado, un dialogo surreale. «La causale di questi soldi, signora?» «Cioè, cosa c'era scritto sul bonifico?» chiede quella. «No signora, per quale motivo glieli ha dati» ribatte un po' esausto il pm. «Ah, sì erano per cambiare casa, ne avevo venduta una delle due che mi ha regalato e quello era la differenza che serviva all'acquisto di un'altra». E Ghedini che si oppone, e la presidente che ammette «grazie avvocato Ghedini, la teste risponda». E Ilda Bocassini che saluta ed esce dall'aula augurando buone vacanze a tutti, e i giornalisti che tornano in sala stampa «fumanti» perché loro, noi, un versamento di quattrocentoquarantamila euro ce lo ricorderemmo e meno male che è finita e se ne riparla a ottobre.