Ecco l'Italia dei processi inutili che fanno solo perdere tempo

Per furti da pochi euro procedimenti che ne costano migliaia e durano anni. Anche così si intasano le aule giudiziarie

L'Italia? La patria dei processi lumaca. E di quelli che non servono a niente. Che costano più del danno al quale dovrebbero porre rimedio, e che poi finiscono inevitabilmente tutti allo stesso modo: all'italiana.

I dati Ocse dicono molto, ma non tutto. Non raccontano, ad esempio, la storia di Stefan Macahaniuc, un moldavo di 43 anni residente a Curtatone, nel mantovano. Nel 2008 prova a rubare tre lamette da barba in un centro commerciale. Valore commerciale: 2 euro. Per punire quel furto lo Stato ha impiegato cinque anni: in coda ad un processo snodatosi attraverso cinque udienze, a marzo il Tribunale ha condannato il giovane a cinque mesi di reclusione.

Ma con la condizionale. Dunque, non farà neppure un giorno di carcere, mentre l'erario dovrà sostenere le spese di giudizio, che difficilmente riuscirà a recuperare da chi nulla possiede e magari proprio per questo aveva fatto ricorso al furto.

Come il disoccupato romano che agli inizi del 2013 alla sbarra c'è finito due volte in un mese: la prima, per aver portato via da un supermercato un pezzo di pane e una bottiglia di latte, era stato condannato a cinque mesi.

Due settimane dopo, spinto dai morsi della fame, era tornato a prendere una bottiglia d'olio ed un pezzo d'arrosto. E s'è beccato altri sei mesi, con la recidiva. Meglio è andata alla vedova ottantenne che pochi giorni fa a Genova se l'è cavata con due mesi di galera (sospesi): sotto la giacca aveva nascosto pane e biscotti, per un totale di 20 euro.

Ma se bastasse la crisi a svelare i misteri della giustizia made in Italy, il racconto potrebbe considerarsi chiuso. E invece no.

Nulla c'entrava il disagio sociale nella vicenda del diciottenne tarantino nell'agosto del 2009 denunciato per aver trafugato un ovetto kinder dal bancone di un chiosco. Perché fosse riconosciuto peraltro innocente, il Tribunale di Taranto ha impiegato tre anni. Lui, nel frattempo, ha dovuto rimandare l'arruolamento in Marina, poiché imputato. Quasi una barzelletta, di fronte alla storia da romanzo kafkiano ad ottobre salita agli onori della cronaca dalla provincia di Crotone. Corre l'anno del Signore 2004: a Cirò Marina un trentottenne arraffa una gallina dal pollaio del vicino. Strada facendo, s'imbatte nei Carabinieri.

E vai col processo: il proprietario del volatile va in aula a giurare che per lui quella gallina può considerarsi un regalo. Ma la legge è legge: il pennuto si beava all'aria aperta, esponendosi dunque alla fede pubblica. Circostanza aggravante, che trasforma il delitto in reato perseguibile d'ufficio. Per cui avanti col dibattimento. E 8 anni e 18 udienze dopo, inesorabile il verdetto: prescrizione.

Quanto sarà costato il processo del secolo? Per difetto, almeno qualche migliaio di euro. Al pari di tutti gli altri processi analoghi. Troppo, per le finanze pubbliche, al punto che già nella scorsa legislatura un nugolo di senatori aveva presentato un disegno di legge volto ad introdurre nel codice penale ed in quello di rito la non punibilità per irrilevanza del fatto, lasciando alla sola azione risarcitoria la soddisfazione degli interessi delle parti lese.

L'iniziativa s'è fermata in Commissione, ma se pure avesse avuto successo, non avrebbe probabilmente guarito il sistema. Non per intero, almeno: la signora Maria Carletti da Parma nel 1959 aveva prestato 1.000 lire ad una cugina, che a garanzia le aveva rilasciato una cambiale. Mai onorata, mai pagata. Che si fa? Si fa causa, in sede civile. È il 1961. Soltanto nel 2011, mezzo secolo dopo, è arrivata la sentenza.

Con un risarcimento da 1.350 euro ed i discendenti della signora Carletti, ormai passata a miglior vita, adesso impegnati a dar guerra al ministero per quel processo non solo infinito, ma anche inutile o, più semplicemente, all'italiana.

Commenti

Duka

Sab, 22/06/2013 - 09:42

Non solo perdita di tempo ma molto, molto di più spreco di soldi NOSTRI naturalmente.

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Sab, 22/06/2013 - 09:48

ricorderò per sempre, finche camperò, il caso di tortora! sulla base di un gigantesco equivoco, che poteva essere chiarito con una banale chiacchierata da bar. tortora da brava persona, fu fatto passare per un mafioso, un delinquente, arrestato, subendo la pubblica gogna, l'umiliazione dell'incarcerazione da innocente. in tutto ciò sono passati decine di anni, prove sballate (un pentito che diceva tutto, ma nessuno verificava l'attendibilità delle dichiarazioni...), e i giudici che sbagliarono non furono mai condannati, né tortora ebbe il risarcimento dei danni. tutto questo perché la magistratura ha dei grossi difetti di struttura, mancanze veramente orribili! nessun comunista però si rende conto, anzi.... dovremo attendere altri tortora finiti in carcere senza un perché, per far smuovere nei comunisti un sussulto di dignità? no, questi non hanno dignità, hanno l'istinto bestiale di distruggere....

Raoul Pontalti

Sab, 22/06/2013 - 12:44

Più che il processo in sé è criticabile il modo e soprattutto la tempistica. Il sistema giudiziario penale, universalmente (quindi in tutti i paesi del mondo e in ogni epoca) si fonda sull'efficacia e non sull'efficienza. Il processo per una causa di due euro si instaura per sanzionare il furto che è un delitto al fine non solo di punire il reo ma anche di ammonire lo stesso a non ripeterlo e così altri dal commettere furti. Si comprende allora che il sistema penale vuole salvaguardare il vivere civile, ché altrimenti tutti ruberebbero. Il problema reale è quindi la tempistica, quella italiana assolutamente inaccettabile. Si potrebbe anche estendere la possibilità di emettere decreti penali di condanna saltando il processo per casi come quelli esemplificati nell'articolo. Ma si dovrebbe a mio avviso anche evitare la moltiplicazione dei reati come si è fatto la Bossi-Fini trasformando in crimini delle semplici irregolarità sanzionabili per via amministrativa.

cgf

Sab, 22/06/2013 - 12:54

Personalmente trovo anche giusto che si spenda denaro per furti di pochi euro, i principi non hanno prezzi e non sono commerciabili, la Giustizia e' uno di questi, trovo invece molto INGIUSTO, INGIUSTIFICABILE ED INDEGNO usare questo principio per istituire processi basati su delle convinzioni personali, teoremi che non hanno alcun senso logico ne supportati da prove, questa non è Giustizia. Dovremmo arrivare al punto che un magistrato che istituisca un qualunque processo senza prove, solo su teoremi, paghi in prima persona i danni e sia interdetto perpetuamente da qualunque funzione pubblica

Ritratto di etasrl

etasrl

Sab, 22/06/2013 - 15:32

liberalizzando tutte le droghe al pari del tabacco si otterrebbe un introito per lo Stato di circa 40 miliardi annui,si ridurrebbero pesantemente inutili procedimenti penali (impossibile che la diffusione delle stesse possa crescere oltre i livelli attuali),si vuoterebbero le carceri (i poveri spacciatori,etc.),si controllerebbe scrupolosamente la qualità della merce servita,etc.etc.

@ollel63

Sab, 22/06/2013 - 17:17

il pd occulto, quello delle toghe rosse, quello che comanda e sgoverna l'Italia, questa miserabile Italia di nullafacenti sinistri e sinistrati, di mangiapane a tradimento sulle spalle degli italiani ciechi e sordi... da vomitare!