Emporio Armani s'illumina di grigio

«Bravi, belli e...non mi viene in mente un altro aggettivo con la b...» diceva ieri Armani dopo aver mandato in passerella uno stuolo di magnifici ragazzi. E con un'immagine rassicurante, moderna e senza forzature. «C'è un rapporto di fiducia tra chi la moda la fa e chi la porta» diceva il designer orgoglioso di aver sempre rispettato questo feeling al punto da conoscere che cosa gli uomini si attendono da lui: una visione contemporanea dello stile fatta di regole e di studiate trasgressioni. Così il prossimo inverno nella linea Emporio la regola è portare pantaloni corti alla caviglia, abiti declinati nei più bei toni di grigio che si possano immaginare, giacche un po' corte pochette e papillon di velluto. Farsi sorprendere dalla morbidezza di parka e cappotti in finta pelliccia effetto astrakan. Gustare il nuovo impatto di tessuti jacquard lavorati a telaio con disegni Galles e suggestivi effetti marmorizzati o moiré. E poi scoprire l'irriverenza dei maglioni con inserti in eco pelliccia e gli spettacolari tuxedo in quel tono di viola melanzana da non confondere con il rubiglio, colore usato negli anni '70 che lo stilista detesta. Consigli preziosi quelli di Armani, da trasmettere alle nuove generazioni. Come ha fatto il padre di Antonio Marras esperto conoscitore di tessuti dal suo negozio di Alghero. «La vendita di ogni metro era un rito lungo e ponderato» raccontava lo stilista tornato a disegnare il menswear partendo dai tessuti conservati come reliquie. Li ha rielaborati con tecniche moderne e linguaggio poetico in giacche reversibili, cappotti, peacot, pantaloni a carota mossi da tartan, check, disegni cravatteria e pois. E sulle T-shirt ha impresso la foto del mitico papà: un omaggio a chi fa dello stile una questione di cultura. Come il giovane Andrea Incontri che ha cercato nell'intimità della casa i gesti per sottrarre banalità al rito del vestire: allacciarsi un cappotto come fosse una vestaglia, trovare comfort nelle tasche multifunzionali, assaporare il profumo dei tessuti tecnologici resi dolci dalla stampa drapperia. Se poi ti prende nostalgia per il papà dal passato rocchettaro, nessuno t'impedisce, come ha dimostrato Roccobarocco, di metterti i calzini con le borchie, i jeans elasticizzati, la giacca in velluto stampato pizzo o in tweed dal perfetto aplomb sartoriale. Del resto i sarti, come ha ribadito Etro, sono da santificare: ne ha mandati otto in passerella armati di metro di legno perché il pubblico li applaudisse insieme alla perfetta collezione disegnata da Kean Etro.