Epifani licenzia Letta. Ora le larghe intese hanno le ore contate

Il leader Pd sacrifica il premier sull'altare del giustizialismo. L'ira del centrodestra, i grillini: "Accelerare sull'incandidabilità"

Roma - Un colpo al cerchio e uno alla botte, tenuta del governo e salvaguardia dell'elettorato berlusconiano. A prima lettura è questa l'interpretazione dell'intervista rilasciata da Guglielmo Epifani ieri al Corriere della Sera. Ma dopo la sentenza Berlusconi ogni parola ha un peso specifico superiore a prima. Per questo la stessa intervista viene giudicata nel Pdl come una sfida lanciata al centrodestra «alleato». E quindi una bomba per l'esecutivo.

«Non vedo altre strade - ha detto il segretario del Pd degli esiti del processo Mediaset in Cassazione - che prendere atto della sentenza e degli effetti che produce», con tutto «il rispetto che si deve alla storia, ai problemi spesso anche ai drammi di una parte politica». Le sentenze vanno «rispettate ed eseguite». D'altro canto però, continua Epifani, «la stragrande maggioranza degli elettori del Pd vuole che Letta vada avanti». Come se il Pdl fosse un corpo staccato dalla testa, il fondatore Berlusconi. E scollegato da un passato che è storia del Paese. «Il ragionamento di Guglielmo Epifani - valuta il coordinatore del Pdl Sandro Bondi - continua a svilupparsi sulla base di una logica puramente formale che ignora la sostanza delle questioni che da decenni agitano la vita politica italiana».
«Le dichiarazioni di Epifani tendono a incendiare il clima politico - si amareggia il capogruppo del Popolo della libertà in Senato Renato Schifani - nel momento in cui bisognerebbe rasserenare il clima. Non è una provocazione ma quasi». È evidente, sottolinea Anna Maria Bernini, che «una parte del Pd sta cercando far saltare le larghe intese e di fare vacillare il governo: Epifani provoca sulla giustizia, D'Alema chiede la verifica».

Il futuro sembra segnato, nelle parole di Epifani, drammatizza il capogruppo alla Camera Renato Brunetta: «Il segretario, sia pure transitorio, del Partito democratico ha esplicitamente messo in conto la fine delle larghe intese». Più che far guerra al Pdl, provoca Brunetta, «ha, semmai, provato a sedare la rissa interna al Pd, lanciando un osso alle componenti giustizialiste ed estremiste».
È una strana «doppiezza» quella dell'ex segretario della Cgil, osserva Mariastella Gelmini: «Se da un lato si dichiara preoccupato per la tenuta del governo, dall'altro lato con l'intervista che ha oggi rilasciato al Corriere, dà il proprio personale contributo a farlo fibrillare».
Epifani il provocatore, «un irresponsabile che cerca la crisi di governo senza intestarsela», attacca il segretario della commissione Giustizia alla Camera Luca D'Alessandro.
La tensione tra Pd e Pdl sale ulteriormente. Ci pensa anche Rosy Bindi a sottolinearlo: «Non abbiamo mai assecondato la tesi della pacificazione - chiarisce l'ex presidentessa - Il Pdl non cerchi quindi di usare le larghe intese per imporre impossibili aut aut tra rispetto della legalità e stabilità di governo. Il Pd non cederà mai a ricatti e su questo saremo sempre compatti».
Rimane in piedi l'incognita del voto sulla decadenza di Berlusconi dalla carica di senatore che la Giunta per le immunità del Senato non discute subito, ma tra un mese. Sarà quello il momento della scelta per il Pd. O anche un altro: il gruppo del Movimento 5 Stelle ha chiesto la procedura d'urgenza per il disegno di legge di iniziativa popolare che disciplina l'incandidabilità e l'incompatibilità. Un ddl scritto per abbattere Berlusconi prima della sentenza. L'esame del testo comincerà domani in aula.