Ergastolo al bombarolo di Brindisi Le compagne in aula per Melissa

L'aula è stracolma ma immersa in un silenzio che sembra fermare il tempo quando il presidente della Corte d'Assise di Brindisi, Domenico Cucchiara, legge la sentenza: Giovanni Vantaggiato, l'uomo che il 19 maggio scorso sparse terrore e morte dinanzi alla scuola Morvillo Falcone con la bomba che uccise la sedicenne Melissa Bassi, dovrà scontare l'ergastolo. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole di strage con finalità terroristica: l'imprenditore che aveva fatto fortuna con il gasolio, l'uomo che dopo aver premuto il telecomando dell'ordigno se ne andò tranquillamente a lavare il suo yacht, voleva anche destabilizzare il Paese.
E così, alle cinque e un quarto del pomeriggio, tredici mesi dopo la tragedia, si conclude la storia giudiziaria di una mattinata di lucida follia. «Abbiamo avuto un minimo di giustizia, anche se nessuna condanna ci restituirà nostra figlia», dice Rita Muri, la madre della vittima ricordando l'ultimo saluto della ragazza: «Stava ripetendo a mente il compito, mi ha detto ci vediamo all'una e mezza»; accanto a lei c'è il padre della sedicenne, Massimo Bassi, che parla dell'assassino: «Per me quella persona non esiste». Per la famiglia è stato disposto un risarcimento complessivo di 800mila euro: saranno devoluti in beneficenza.
In aula ci sono anche alcune amiche della studentessa uccisa: sono fianco a fianco mentre viene pronunciata la sentenza, indossano una maglietta bianca con una grande immagine sorridente di Melissa. Erano insieme anche allora, quando una nuvola di fiamme e polvere le travolse mentre entravano a scuola. Quando risuona la parola «ergastolo», scoppiano in lacrime: si abbracciano, si stringono ai genitori di Melissa. E Sabrina, una delle amiche esprime il suo desiderio: «Voglio tornare a essere una studentessa normale, come tutte le altre».