Ex prete pedofilo arrestato: aveva calunniato alcuni esponenti del clero

Sperava di riottenere dal Vaticano la veste religiosa e per questo aveva inventato una finta storia, coinvolgendo alcuni sacerdoti che aveva accusato di intrattenersi con minorenni. Ma è stato smascherato dai carabinieri ed è finito in cella

Si spacciava per magistrato e ce l'aveva con tutto il clero. Per questo Patrizio Poggi, ex sacerdote arrestato ieri per calunnia aggravata e continuata, aveva denunciato l'esistenza di un'organizzazione criminale dedita a reclutare ragazzi, anche minorenni, per farli prostituire con esponenti della chiesa romana. Ma era tutto falso e le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno dimostrato che la messa in scena doveva servire a riabilitare il suo nome, nella speranza di essere reintegrato nel sacerdozio. Poggi, infatti, era animato da risentimento per motivazioni personali e questo lo aveva spinto a denunciare, nel marzo scorso, l'esistenza di un presunto gruppo gestito da tre romani che avrebbe procacciato giovani italiani e stranieri da avviare alla prostituzione in favore religiosi, di cui l'accusatore aveva fatto i nomi.

Le indagini, invece, hanno invece dimostrato che l'uomo aveva inventato tutto, corredandolo di testimonianze false di minori, perché sperava che l'esito positivo delle indagini da lui stimolate sul fenomeno dei «preti pedofili» potesse convincere il Vaticano a revocare il provvedimento con il quale era stato dimesso dallo stato clericale e, magari, portasse a una revisione del processo con cui, proprio lui, era stato condannato, in passato, per atti sessuali con minorenni.

Così aveva pianificato tutto, circostanze ed eventi che in realtà conosceva bene per averli vissuti in prima persona. Aveva trovato anche falsi testimoni nel mondo della prostituzione sperando sostenessero la sua tesi. Il disegno, però, è fallito e i magistrati hanno potuto constatare anche che Poggi si spacciava per magistrato, procuratore della repubblica, per avere rapporti sessuali con minorenni dediti alla prostituzione già dal 2001.

Un'intercettazione telefonica di una telefonata tra lui e la madre aveva svelato anche che nutriva un risentimento così forte nei confronti di sacerdoti e monsignori «accusati» di averlo incastrato nella vicenda giudiziaria in cui era stato coinvolto per prostituzione minorile, che se avesse avuto le disponibilità economiche li avrebbe «fatti uccidere». Sperava infine in un risarcimento, sostenendo che i fatti per i quali era stato condannato a cinque anni non erano veri. Invece ha guadagnato solo il carcere e ora rischia anche un'accusa per false dichiarazioni a pm per intralcio alla giustizia.