«Falcone feccia», vergogna Miccoli

A Palermo si parlava da tempo delle amicizie sospette del bomber Fabrizio Miccoli, dal figlio del boss Lauricella detto «Scintilluni» a Francesco Guttadauro, nipote del superlatitante Matteo Messina Denaro. Ora però che l'ormai ex calciatore e capitano rosanero è finito nel registro degli indagati con accuse pesanti (estorsione e accesso abusivo a un sistema informatico) si è scatenata una vera e propria bufera di polemiche. Politiche in primis, come accaduto nei giorni scorsi (con tanto di interrogazione parlamentare) per il calciatore greco Katidis, appena acquistato dal Novara, che esultò dopo un gol con un saluto nazista.
I fatti contestati a Miccoli dagli investigatori del centro operativo Dia di Palermo parlano di un «aiuto» chiesto a Lauricella junior, suo amico, per il recupero di alcune somme di denaro dai soci di una discoteca di Isola delle Femmine. E i modi del figlio del boss sarebbero stati piuttosto bruschi. In più il bomber avrebbe convinto il gestore di un centro Tim a fornirgli quattro schede telefoniche intestate a suoi clienti e una di queste finì nella disponibilità dello stesso Lauricella jr.
Ma sotto i riflettori è finita una frase choc tra il calciatore e quest'ultimo: i due sono stati registrati mentre in auto cantavano «Quella feccia di Falcone». In un'altra intercettazione, parlando con una terza persona, ribadiscono: «Vediamoci davanti all'albero di quel fango di Falcone». Due offese al magistrato ucciso dalla mafia e al quale Miccoli dedicava i suoi gol. Parole che hanno suscitato l'indignazione di Maria Falcone: «Che una persona dello sport si esprima in questo modo è inqualificabile».
E se la Procura Figc aprirà un'inchiesta sportiva e i tifosi rosanero hanno già esposto sul web il cartellino rosso all'ex bandiera del club («Ora ti scordi la Sicilia»), ad affondare il coltello nella piaga sono i commenti politici. «Va radiato dal calcio», il giudizio tranchant del ministro della Funzione Pubblica D'Alia e di Sonia Alfano, presidente della Commissione antimafia europea. «Chi utilizza certe espressioni dovrebbe chiedersi se sia degno di rappresentare questa città», così il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. «Non si può mai cogliere il tono di una conversazione leggendo la trascrizione di un'intercettazione, eppure le parole di Miccoli nei confronti di un totem della legalità sono inaccettabili anche se fossero state dette per scherzo», afferma il vicepresidente dei senatori Pdl Giuseppe Esposito.
«Conoscendo Miccoli, non penso che possa fare un'estorsione - dice il presidente del club Maurizio Zamparini - Aveva delle amicizie, ma i calciatori spesso non sanno che balordi frequentano. Per questo penso che faccia bene ad andarsene da Palermo». Così sarà, ma bisognerà fare luce sulla vicenda. Senza però emettere sentenze preventive.