Famiglia sterminata C'è già un fermato: un amico delle vittime

Meno di 48 ore, un'indagine lampo per dare un nome e un volto al presunto responsabile del triplice omicidio di Tempio Pausania, all'uomo che sabato pomeriggio ha massacrato Giovanni Maria Azzena, 50 anni, la moglie Giulia Zanzani, di 46, e il figlio dodicenne Pietro, picchiati e poi strangolati con un filo elettrico. Il cerchio però non sembra del tutto chiuso. L'assassino potrebbe non aver agito da solo.
Mancano i particolari, il movente non è ancora del tutto chiaro, ma il primo tassello dell'inchiesta già risulta un punto fermo. In tutto il suo torbido orrore. Una strage maturata nel mondo dei «cravattari». Una vendetta. Da qui sono partiti gli investigatori che da sabato notte indagano e che ora dopo ora stanno cercando di mettere insieme i tasselli di questo tragico puzzle. Il fermato è un amico delle vittime, una persona che la famiglia Azzena aveva fatto tranquillamente entrare in casa. Angelo Frigeri, 32 anni, artigiano, uno che Giovanni Azzena e sua moglie Giulia conoscevano bene. Dopo un interrogatorio durato tutta la notte tra domenica e lunedì, è stato fermato dai carabinieri della compagnia di Tempio con l'accusa omicidio plurimo aggravato dalla crudeltà. Se sia un killer solitario o magari solo l'avanguardia di uno spietato commando di assassini, resta da chiarire. Lui agli inquirenti avrebbe detto di essere andato a casa di Giovanni Azzena per eseguire alcuni lavori di impiantistica. Ma la sua versione non ha convinto. In Procura vige il massimo riserbo, tra mezze conferme e secchi «no comment». Segno che l'inchiesta non è conclusa, anzi che si aspettano riscontri tecnici, scientifici, varie ed eventuali per poter delineare una volta per tutte movente ed esecutori della mattanza. Si è partiti dal passato del capofamiglia per capire chi e perché abbia compiuto una simile mattanza. Giovanni Azzena nell'ottobre del 2008 era stato infatti arrestato, assieme con altre due persone, con l'accusa di avere dato vita a un'organizzazione di usurai. E tra i suoi amici ci sarebbe stato proprio Angelo Frigeri. Un tipo al quale manca però il phisique du role del killer: magro, aspetto pacioso, sempre sorridente. Gli inquirenti sembrano convinti che il triplice delitto sia nato per vendetta. «Si tratta di un fatto che si inquadra in vicende d'usura che avevano riguardato il capofamiglia», ha sottolineato ieri nel corso della conferenza stampa svoltasi nella caserma dei carabinieri di Sassari, il capo della procura di Tempio Pausania, Domenico Fiordalisi. Prima ipotizzando che l'omicida possa aver agito da solo, poi non escludendo il coinvolgimento di altre persone «anche se considerazioni di questo tipo sono premature allo stato attuale delle indagini». Insomma, tutto e il contrario di tutto. Quello che sembra certo è che si sia trattato di una vendetta.
I Ris, intanto lavorano sulle impronte, sulle diverse tracce trovate nella casa di via Bruna dove abitavano le tre vittime. E soprattutto sulle immagini della telecamera di una gioielleria vicina che potrebbe aver impresso le facce di chi è entrato ed uscito nel palazzo. Questione di ore, si diceva. Anche sui risultati dell'autopsia, eseguita ieri, bocche cucite. Si parla genericamente di segni di strangolamento mentre sembrerebbero non evidenti i segni di violenti colpi di corpi contundenti sulle vittime. Di certo l'assassino ha cercato di confondere le acque, spostando i cadaveri, cercando di eliminare i segni del proprio passaggio.
Il legale di Frigeri preconizza sviluppi eclatanti. «Il mio assistito al momento è l'unico fermato per questa vicenda, ma io ritengo non sia il solo. La sua posizione è marginale rispetto alla persona indicata come esecutore materiale», sostiene il difensore. «Al momento gli viene contestato di aver cagionato con soggetti ancora non individuati la morte di queste persone».