«Fece un miracolo», Paolo VI beato

Anche Paolo VI sarà beato. A pochi giorni dalla canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, un altro papa è stato proclamato degno della beatificazione. Con la quale, ora, fatta eccezione per Giovanni Paolo I, tutti i papi della seconda metà del Novecento avranno gli onori degli altari.
Ieri i cardinali e i vescovi della Congregazione per le Cause dei Santi hanno confermato il miracolo attribuito all'intercessione di papa Montini, la guarigione inspiegabile di un bambino non ancora nato. La cerimonia potrebbe avvenire il 19 ottobre, a conclusione del Sinodo dei vescovi, organo istituito proprio da Paolo VI. Ora sarà il prefetto dell'apposito dicastero, il cardinale Angelo Amato, a chiedere a papa Francesco la promulgazione del decreto. Il 20 dicembre 2012 era stato Benedetto XVI a proclamare le «virtù eroiche» di Montini. A quel punto serviva l'accertamento di un miracolo per annunciare la beatificazione. La circostanza proposta dal postulatore, padre Antonio Marrazzo, e presa in esame dalla Congregazione è stata la guarigione avvenuta negli Stati Uniti nel 2001 di un feto che al quinto mese di gravidanza versava in condizioni critiche per la rottura della vescica fetale, la presenza di liquido nell'addome, l'assenza di liquido nel sacco amniotico. La diagnosi dei medici era drammatica: il piccolo sarebbe quasi certamente morto nel grembo materno. Oppure sarebbe nato con gravissime malformazioni, tanto che alla madre venne prospettata la possibilità di abortire. Ma lei aveva rifiutato e, su suggerimento di una suora italiana amica di famiglia che aveva conosciuto Montini e le aveva donato un'immagine con un frammento dell'abito del papa autore dell'enciclica Humanae vitae, invocò in preghiera la sua intercessione. Successive analisi mostrarono il miglioramento della situazione e la nascita avvenne all'ottavo mese con parto cesareo, col neonato in buone condizioni generali. La salute del bambino, ora divenuto adolescente, è stata poi costantemente monitorata.
Il 12 dicembre scorso la Consulta medica del dicastero per le Cause dei Santi ha certificato l'inspiegabilità della guarigione, mentre il 18 febbraio i teologi della Congregazione hanno riconosciuto l'intercessione di papa Montini. Ieri, infine, è giunta la conferma definitiva da parte del consesso dei cardinali e vescovi.
Certamente, colpisce la vicinanza temporale di questa proclamazione alla canonizzazione di Roncalli e Wojtyla avvenuta solo una decina di giorni fa. Ad un osservatore superficiale potrebbe sembrare che la Chiesa abbia preso gusto a beatificare o santificare i propri pontefici. Ma va ricordato che l'iter relativo a Paolo VI era stato avviato da Giovanni Paolo II l'11 maggio 1993. E dunque, la beatificazione di Montini non va attribuita a Francesco. Il quale, peraltro, nel suo primo anno di pontificato ha canonizzato altre figure non appartenenti alle gerarchie, come la mistica Angela da Foligno e il gesuita Pietro Favre, tra gli altri. «Paolo VI è stato un uomo di Dio, l'uomo del dialogo, un punto di riferimento ed è un Papa che valeva la pena portare agli altari», ha detto padre Marrazzo, postulatore della causa, a commento della decisione della Congregazione.
Ora vi è chi ipotizza che anche Paolo VI possa essere canonizzato in tempi rapidi, nei primi mesi del 2015, per volontà di papa Francesco. Nulla è da escludere. Bergoglio potrebbe santificarlo direttamente, dopo l'accertamento del miracolo citato. Anche perché non c'è dubbio che il Papa venuto «dalla fine del mondo» abbia una certa affinità con il mite Montini, continuatore del Concilio e grande testimone in decenni di eventi drammatici. Tuttavia, a differenza di Giovanni XXIII, qui sembrano mancare alcune condizioni importanti per applicare l'eccezionale procedura pro gratia. Ovvero la «fama di santità» e la diffusione del culto.