Fermate lo scempio di Imola

Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, uomo sensibile e rispettoso, farebbe bene a non lasciarsi suggestionare da amministratori della sua stessa parte politica, che annunciano di volerlo incontrare per chiedergli di aiutarli a non rispettare la legge. A questo punto può arrivare l'arroganza di chi, indifferente alla storia, ha iniziato e continua a distruggere la piazza principale di Imola, con il monumento ai caduti che la dominava.
La vicenda è lunga, e io la conosco bene perché, non diversamente dall'analogo scempio dell'Ara Pacis, tentai in ogni modo di persuadere le autorità cittadine della inopportunità di trasformare la piazza secondo l'infausto progetto che ne livellava la pavimentazione sostituendo i ciottoli con lastre di pietra a bande di due colori e trasferendo il monumento con l'obelisco ai caduti in un'altra piazza. Ad analoghe imprese inutili e bizzarrie gli imolesi sono stati abituati anche in passato. Ricordo una piazza con una testa o busto commemorativo posto all'altezza delle ginocchia. Chissà quale abiezione induce gli amministratori a infierire contro i monumenti, in un modo o nell'altro.
Nel caso in esame, ricordo a Letta, siamo di fronte a uno scempio in atto, difficilmente rimarginabile (ed è su questo che contano il sindaco e i suoi), compiuto grazie a una sentenza favorevole del Tar contro un vincolo molto preciso del bravissimo Soprintendente Garzillo che aveva indicato, come è ovvio, l'obbligo di rispettare la piazza nella sua configurazione storicamente determinata. E, aggiungo, sempre più da rimpiangere alla luce delle tragiche «riqualificazioni» di molte piazze d'Italia. Si aggiunga che, nonostante i miei difficili rapporti con il ministro Urbani, in questa vicenda vi è anche un esplicito richiamo al rispetto della legge che impone di non alterare, di non rimuovere, di non trasformare i monumenti ai caduti, imponendone il vincolo. È una legge sollecitata dal presidente Ciampi, e votata dal Parlamento, nello scorcio finale del governo Prodi tra il gennaio e il marzo del 2001. Dunque, sulla piazza insistono un vincolo monumentale e un vincolo storico. Niente da fare, scatenati, gli amministratori di Imola, hanno ignorato le prescrizioni e ottenuto un complice annullamento del vincolo iniziando i lavori nello sconcerto dei pochi cittadini ancora desiderosi di preservare la storia e la memoria.
Oggi il Consiglio di Stato riabilita il vincolo e riconosce pieno vigore alle indicazioni del ministro e del Soprintendente, impedendo di fatto il ripristino della piazza e la ricollocazione del monumento. Nessun dubbio che questa sentenza e questa prescrizione debbano essere rispettate. E che nessun condono, e nessun decreto, soprattutto da parte di un governo che ha sempre richiamato la necessità del rispetto della legge possono essere concessi al Comune di Imola tentando di sfuggire agli effetti della sentenza del Consiglio di Stato. Non so bene cosa il sindaco intenda ottenere dal sottosegretario Letta, ma so che fin troppo ha sin qui ottenuto attraverso complicità politiche per mortificare e vanificare l'operato di un Soprintendente rigoroso e irreprensibile. Non vorrà Letta farsi trascinare in una vicenda che potrebbe avere le stesse caratteristiche del conflitto Visco-Speciale. Ma il Soprintendente Garzillo ha fatto il suo dovere e ha indicato, come numerosi altri casi, i limiti di azione delle amministrazione comunale.
Da molti anni, e anche prima della legge fondamentale sul rispetto dei Monumenti ai caduti, le diverse amministrazioni di Imola sembravano prese dalla frenesia di spostare il monumento per non so quale suggerimento o suggestione di progettisti che indicavano l'obiettivo del ripristino dell'antica piazza. Io il progetto l'ho visto con terrore e ho inteso che l'unica buona ragione per realizzarlo fosse di ripavimentare la piazza per consentire che le signore non vacillassero sui tacchi e non fossero messe in difficoltà dai ciottoli. Con questa alta motivazione erano pronti a rinunciare alla memoria dei caduti e a trasferirne il monumento in una piazza periferica. Li muoveva un turismo urbanistico-architettonico di stampo fascista, anche se motivato da una apparente pregiudiziale antifascista. Così una delle piazze più belle d'Italia è stata sfigurata forse in modo irreparabile. Ma non è una buona ragione per cedere alle richieste di mediazione, davanti al fatto compiuto, di chi ha mostrato l'arroganza e l'insensibilità per procedere a un tale scempio.
Chiedo al sottosegretario Letta di non intervenire con soluzioni di compromesso, ma di lasciare che il Comune di Imola ripristini, sotto la vigilanza della Soprintendenza, le condizioni originarie della piazza. Benché difficile, l'impresa di riparare al danno darà ai cittadini onesti e rispettosi della legge, la certezza del diritto; e agli italiani, benché con il rimpianto per ciò che è irreparabile e con l'indignazione per l'inutile dispendio di denaro pubblico, una delle piazze che il rispetto della memoria, l'aura, il tempo lento imponevano di non violare.