La figlia del carabiniere: "Fiera di mio padre Non so se perdonerò"

Giangrande si è svegliato, ma ha danni midollari agli arti. Preiti in cella sarebbe pentito. I pm: "Non è un folle"

Martina Giangrande, figlia del carabiniere Giuseppe Giangrande

Roma - La sparatoria a Palazzo Chigi non è stato il gesto di un folle, ma il gesto folle di un «esibizionista». Tanto che i pm romani Pierfilippo Laviani e Antonella Nespola non chiederanno la perizia psichiatrica per Luigi Preiti, il 49enne di origini calabresi che domenica mattina ha aperto il fuoco contro tre carabinieri ferendone due, uno dei quali in modo grave. L'uomo (oggi in programma l'interrogatorio di garanzia) avrebbe agito nel pieno delle sue capacità, da solo e con premeditazione, visto che lui stesso ha detto di aver meditato sull'azione da una ventina di giorni. Anche se a grandi linee non sembrano esserci dubbi sulla dinamica dell'attacco, gli inquirenti hanno diversi aspetti da chiarire. Per cominciare, vogliono capire di più sull'arma, la 7.65 con matricola abrasa con la quale Preiti ieri ha esploso sette colpi, e che ha raccontato di aver comprato «al mercato nero» quattro anni fa a Genova. Una versione che gli inquirenti vogliono verificare. La procura ha ordinato al Ris un accertamento tecnico sulla pistola per cercare di risalire alla matricola e capire se sia già stata usata per commettere altri reati. Quanto al «movente», potrebbe aver contribuito a innescare l'attacco il sequestro di un veicolo - e conseguente multa - risalente a un anno fa, di cui ha parlato lo stesso Preiti.
Al setaccio anche i suoi movimenti nella capitale: i pm, già al lavoro sui tabulati telefonici dell'uomo per capire con chi ha avuto contatti nell'ultimo periodo, hanno chiesto di acquisire le immagini di tutte le telecamere di sorveglianza presenti tra l'hotel vicino alla stazione Termini dove l'uomo aveva pernottato sabato e piazza Colonna. Un tragitto di due chilometri lungo il quale gli inquirenti sperano che Preiti sia stato immortalato, anche se non sembrano esserci dubbi sul fatto che il muratore abbia agito da solo. L'uomo, ora a Rebibbia, è accusato di tentato omicidio plurimo premeditato, porto, detenzione illegale e uso di arma e munizioni. Secondo il suo avvocato, sarebbe pentito del suo gesto, e ieri avrebbe chiesto di poter parlare con il figlio undicenne «che non poteva mantenere».
Intanto sono ancora gravi le condizioni del brigadiere 50enne Giuseppe Giangrande, ricoverato all'Umberto I e operato d'urgenza domenica per la ferita al collo che ha danneggiato le vertebre. L'ultimo bollettino medico parla di «segni di danno midollare ai quattro arti», confermando il rischio paralisi, la prognosi «permane riservata»: il carabiniere resta in pericolo di vita. È vigile, ma sotto sedazione e intubato. Sta meglio il suo collega Francesco Negri, ferito a una gamba e ricoverato all'ospedale San Giovanni: nei prossimi giorni verrà nuovamente operato per ricomporre la frattura della tibia, ma «sta bene, nei limiti delle circostanze», come ha spiegato il fratello Matteo. E ieri ha parlato anche Martina, la figlia 23enne di Giangrande, rimasta orfana della madre appena tre mesi fa. «Non so se potrò perdonare - ha spiegato la ragazza ai cronisti in una breve conferenza stampa al policlinico - non so e non penso, e comunque oggi non mi interessa. Adesso devo pensare. Tra i due chi ha perso sono stata io». Martina, che si è detta «fiera e orgogliosa» del padre e ha ringraziato «l'Arma dei carabinieri» e «la sensibilità della Boldrini», ha aggiunto di sperare che «questo episodio possa far migliorare le cose», e ha spiegato di essersi licenziata, ieri, per dedicarsi «a questa famiglia al momento sgangherata».
Intanto il primo effetto della mattinata di terrore di domenica è un giro di vite nella blindatura dei palazzi del potere. Altri dieci metri di «cordone» dividono da ieri Montecitorio e Palazzo Chigi dai cittadini. Nuove transenne, nuovi limiti, e per il voto di fiducia di ieri «zona rossa» espansa fino al Pantheon. A rendere più grottesco il gesto di Preiti, un dettaglio dal profilo Facebook della sua vittima: l'unico «like» Giangrande, oltre a quello per la Juve, l'ha dato alla raccolta firme per la riduzione degli stipendi dei parlamentari.

Commenti

Baloo

Mar, 30/04/2013 - 18:27

E' presto per perdonare. Intanto si faccia un ergastolo. Il sottufficiale resterà paralizzato.

plaunad

Mer, 01/05/2013 - 14:18

I migliori auguri alla brava e coraggiosa Martina. Purtroppo ancora una volta i giornalisti sono scaduti nella stupidità, vergogna e disprezzo dei sentimenti altrui. Vergognatevi.

pajoe

Ven, 03/05/2013 - 09:14

Auguri al Brigadiere Giangrande ed alla stimatissima Martina, Perdono!! Come si fa a perdonare chi tenta di ucciderle il padre e con il pericolo di lasciarlo invalido a vita ? Il perdono, lasciamolo a Dio e al Suo potere.