Finalmente da mercoledì lavoriamo per noi e non per pagare le tasseCONGELARE L'IVA, FATTO

Molto probabilmente gli italiani potranno trarre un sospiro di sollievo perché, stando alle dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi l'aumento dell'Iva al 22%, previsto per luglio, non ci sarà. La decisione slitterà al 2014. Si tratta di una mezza vittoria, è vero. Alla fine dell'anno si dovrà decidere se procedere o no. Il gettito teorico è di 4 miliardi annui. Teorico, non effettivo perché l'economia è in recessione, a causa anche della bassa domanda globale nazionale. Poiché i consumi privati sono circa il 63% del Pil, la domanda di consumo si contrarrebbe. E il gettito teorico, pari a 4 miliardi (lo 0,25% del Pil) scenderebbe automaticamente del 63% a 1,6 miliardi. Calcolo grossolano che trascura il fatto che il consumatore anziché ridurre i consumi tassati con l'Iva al 22% potrebbe ridurre quelli di Iva ridotta. Ma esso trascura anche la perdita di entrate fiscali dovuta al fatto che le imprese, con minore domanda, avrebbero minori guadagni e pagherebbero minori imposte sul reddito e minori contributi sociali.
Dunque il calcolo grossolano, per evitare di tediare il lettore con troppi numeri, è realistico. Se aggiungiamo che la depressione del Pil dovuta alla riduzione della produzione può avere effetti negativi a catena, in una situazione già difficile con poca luce davanti, e ci mettiamo anche po' di evasione addizionale, il gettito potrebbe essere nullo, rispetto a quello ottenibile senza questo aumento. Il 22% di Iva, dunque, coniugherebbe il danno e le beffe. Vale sia per l'aumento rinviato all'anno venturo (ma la decisione è ancora aperta) sia per quello progettato per la seconda metà dell'anno corrente, che non si dovrebbe fare.
Il ragionamento appena fatto, pertanto, può giustificare una abolizione, anziché un rinvio. Ma proprio adesso l'Italia esce dalla procedura di infrazione, perché ha rispettato la regola del deficit sotto il 3% del Pil. L'annuncio che l'anno prossimo non si fanno aumenti di Iva potrebbe dare alla Commissione europea il pretesto per fare macchina indietro. Dunque seguire la regola del carciofo - teorizzata e adottata dal grande statista del Risorgimento Camillo Benso conte di Cavour, consistente nel togliere una foglia per volta, facendo (...)

(...) attenzione a non pungersi per troppa precipitazione - è un espediente sensato. Ciò anche perché serve per evitare che nel Pd, in cui ci sono personaggi sorridenti con il pugnale nascosto dietro la schiena, colgano questa decisione descrivendola come segno di un «cedimento a Berlusconi» da parte del governo di coalizione, onde criticare il premier Letta. Nel frattempo si devono risparmiare 2 miliardi sulle spese per il 2013 per tappare il buco fiscale di 0,13% di Pil, che era illusorio eliminare con l'aumento dell'Iva, e che comunque rimane. Una donna di casa sa come risparmiare lo 0,13% della spesa. Sin qui il governo non si è comportato abbastanza come una donna di casa, anche perché a Bruxelles e in molti sacri templi del semplicismo fiscale, il ricorrere a maggiori imposte è considerato equivalente al ridurre le spese. La donna di casa non ha l'arma delle tasse. Il governo invece ce l'ha.
Proprio ora la Camera di commercio di Mestre ci ricorda che a metà giugno scadono i 162 giorni (pari al 44,4% dell'anno) della nostra schiavitù tributaria, calcolata nel 44,4% del Pil. In realtà nel Pil ci sono voci che non fanno parte del Prodotto nazionale netto. La pressione fiscale su di esso è il 60%. Un rapporto spaventoso. Che è micidiale voler superare.