Forti e vulnerabili: Versace crea le dee col cappuccio

Fragile e forte (Versace), intima e svelata (Dior), rispettosa e irriverente (Schiaparelli). La donna che emerge dalle passerelle dell'alta moda francese per la prossima estate è contraddittoria e sfaccettata come un diamante. La prima a scendere in campo domenica sera è stata Donatella Versace con una collezione Atelier dedicata alla Grace Jones incappucciata de La vie en rose nella straordinaria interpretazione di Lady Gaga. Le bionde più famose del pianeta hanno il buon senso di evitare tutti i remake per cui Stefani Joane Germanotta si limita a sedere in prima fila con un capo di sfilata e la sua voce registrata fa da colonna sonora con il brano dedicato all'amica stilista in cui recita a ritmo di rap «I'm blonde, I'm skinny, I'm rich»: sono bionda, magra e ricca. Donatella fa di più ricostruendo l'immagine della donna più forte e riconoscibile degli anni Ottanta senza citare gli anni Ottanta negli abiti. Così la sua riedizione del tailleur, power suit per eccellenza, è un piccolo capolavoro in seta martellata con la giacca tagliata a raggiera sul punto vita per esaltare la linea delle spalle e incorniciare il cappuccio di rete, catene e cristalli. Stupefacenti tutti i ricami in vetro a cominciare da quelli che riproducono l'inconfondibile tattoo realizzato a suo tempo da Keith Haring in bianco sul corpo nero di Grace per una magnifica foto di Jean Paul Goude.
Il pezzo più bello è una lunga gonna in fibra di vetro abbinata a una blusa trasparente con tatuaggio nero. Magnifica anche la pelliccia di volpe e visone scolpita sul corpo e poi appesa alla rete di diamanti tirata sulla testa della modella. Davvero eccessiva la magrezza delle ragazze in passerella. Infatti Lady Gaga nel backstage è la più bella di tutte con le sue curve non piallate, la pelle di porcellana e i tacchi inumani da cui a tarda sera scenderà dimostrando quel che dice la sua amica Donatella che le donne sono forti nella loro fragilità. «Ho lavorato sul filo dell'emozione» spiega Raf Simons da Dior poco prima di far sfilare una toccante collezione couture in cui tutto è nascosto e rivelato dagli incredibili giochi d'intaglio, ricamo, e velatura. Si comincia da una corta tunica in seta plissettata ecrù per poi passare ai completi pantaloni blu e di nuovo tornare al bianco, alle preziose sfumature del verde acqua, del rosa cipria e del corallo stavolta rappresentato dalle perline di un ricamo a grossi pois. Tutto è traforato, doppiato, pieghettato, esaltato e poi nascosto con un gioco sottile tra il pudore e la modernità. Alcuni capi fanno pensare all'alveare delle api, altri hanno qualcosa di romantico in salsa cibernetica: un enigma orchestrato dal set costruito come una via di mezzo tra un palazzo di Gaudì e una futuribile abitazione progettata da Zaha Hadid. Divine tutte le scarpe a cominciare dalle Richelieu in metallo scolpito e poi saldato a mano. Del resto Raf Simons ha chiamato tra i collaboratori Francesco Russo, il genio foggiano delle scarpe che ieri sera ha inaugurato a Parigi la sua boutique-atelier. Encomiabile da parte di Dior anche la scelta d'invitare i migliori studenti delle più importanti scuole di moda e arte del mondo per una full immersion negli atelier e nella storia della maison con tanto di sfilata dedicata. Debutto in grande stile per Marco Zanini da Schiaparelli, storico brand rinato a nuova vita con un sapiente gioco tra rispetto e irriverenza. La grande Elsa avrebbe adorato l'idea di evitare come la peste il rosa shocking, suo colore feticcio, per far gustare la bellezza dei disegni esclusivi sui tessuti ricamati e soprattutto l'eleganza perfetta degli interni a sorpresa nelle giacche. Divine le polsiere a tralcio d'edera. E indimenticabile il parterre con Carla Bruni tra Jean Paul Gaultier e il duo Piccioli-Chiuri di Valentino a fare il tifo per l'Italia e per un'altra italiana di Parigi prima della sempreverde madame Sarkozy.