La fortuna degli uomini invisibili

La notizia è di per sé esilarante e getta un’ombra ridicola sulla campagna di stampa che da oltre sei mesi Repubblica fa contro la Telecom. O meglio, contro il suo azionista di riferimento, Marco Tronchetti Provera. Qualche giorno fa un autorevole articolista di quel giornale ha scritto che uno degli spiati dalla security di Telecom, affidata a Giuliano Tavaroli, era nientepopodimeno che Giulio Tremonti. L’obiettivo sarebbe stato un documento-contratto tra Tremonti e Umberto Bossi. In parole semplici, si sarebbe cercata la documentazione di un presunto «acquisto» della Lega da parte di Forza Italia. La ridicolaggine di questa presunta notizia, che notizia non è, sta nel fatto che il mandante di quella «spiata» sarebbe stato, per l’appunto, Marco Tronchetti Provera. Ma che gli frega a Tronchetti Provera del rapporto tra Forza Italia e Lega? Nessuno lo sa, e nessuno lo spiega, perché la comicità non può essere spiegata. Si ride e basta. Noi non sappiamo se questo «accertamento» riservato su Tremonti sia mai avvenuto. Se lo fosse, però, siamo certi che i veri mandanti di quella spiata non potrebbero che essere nel campo di Agramante, e cioè in quelle forze deviate del centrosinistra che volevano colpire a tutti i costi l’alleanza di governo del centrodestra, secondo un modello ormai in vigore da oltre dieci anni. Il nostro ragionamento politicamente non fa una grinza (il famoso «cui prodest»), ma può essere anche sbagliato. Può anche darsi, infatti, che la politica c’entri come i cavoli a merenda e che l’interesse che muoveva quella presunta spiata su Tremonti non fosse di natura politica, ma economica e finanziaria. E, sempre ragionando per ipotesi, il maggiore indiziato sarebbe proprio l’editore del gruppo Repubblica-Espresso, e cioè Carlo De Benedetti, uomo che creò Omnitel, uscì dalla Olivetti prima che questa facesse l’Opa su Telecom e che ha sempre avuto un amore nascosto, ma non troppo, per le telecomunicazioni. La nostra, naturalmente, è una malizia e di questo chiediamo scusa all’ingegner De Benedetti, il cui rigore morale e intellettuale è da noi personalmente conosciuto da tempo. Ma è la comicità dell’insinuazione dei suoi giornalisti che ci porta a questa tesi. Ma se fossimo nel vero (e non crediamo di esserlo) la cosa non finirebbe qui. Se infatti l’interesse a questa torbida vicenda stesse tutto nella sinistra finanziaria (chiediamo scusa per questa forzata terminologia), l’ipotesi più vera è che la testa di quelle spiate sarebbe in alcuni settori dei servizi, che utilizzavano la security della Telecom per spiare il centrodestra, mettendo poi nelle casse della stessa Telecom le prove di una sua responsabilità. Il tutto secondo le migliori tradizioni del depistaggio utilizzato da chi studia le tecniche dello spionaggio e del controspionaggio. Come si vede, si passa dalla comicità alla tragedia istituzionale, con pezzi dei servizi «al servizio» di interessi finanziari e politici. È vero che siamo ormai un Paese allo sbando, ma rifiutiamo l’idea che tutto questo possa essere vero. Un aiuto decisivo per smentire ogni malizia in un senso o nell’altro potrebbe darlo «la bella addormentata nel bosco», quella Consob alcune volte silente su quanto accade nei mercati finanziari (vedi la vicenda Antonveneta). Basterebbe che facesse, ad esempio, un accertamento su chi ha comprato in questi ultimi 7-8 mesi quote significative del capitale Telecom, il cui titolo azionario, sotto la pressione della campagna di stampa, è stato frenato a fronte delle performance di tutte le altre aziende europee del settore, nonostante i buoni risultati ottenuti sulla produttività e sugli utili. Un’ultima anomalia. Nelle scuole serali che abbiamo frequentato ci hanno insegnato che il giudice dell’udienza preliminare può ordinare al pm di indagare su qualche nuovo filone in un procedimento giudiziario. Quello che non può fare è mettere, come sembra abbia fatto il gup di Milano, in una sua ordinanza un sospetto o, peggio ancora, un’affermazione nei riguardi dell’ex presidente della Telecom mai indagato dalla Procura della Repubblica. È sotto il peso di quest’anomalia e di queste comicità che il Paese rischia di essere definitivamente schiacciato. Per la gloria e per le fortune degli uomini invisibili, ma non troppo.