Forzati dell'ufficio o «pigri creativi», due popoli incompatibiliE l'Ue proclama: 2014 anno della conciliazione vita-lavoro

C'è chi si autoproclama fieramente stakanovista, come l'ad di Fiat Sergio Marchionne, il quale, rispondendo agli operai che facevano notare la differenza tra i suoi redditi e la loro busta paga disse: «Guadagno tanto ma non faccio mai vacanza». O chi detesta il concetto di vacanza, come il filosofo e scrittore Luciano De Crescenzo, che mise nero su bianco: «Compiango i forzati dell'esodo, amo restare a casa con i miei libri e il mio pc», aggiungendo con la consueta ironia: «Penso ai milioni di italiani che ogni estate si danno appuntamento per darsi fastidio l'un l'altro. Se Dante fosse vissuto oggi avrebbe descritto l'Inferno come una autostrada interminabile». E c'è invece chi dell'ozio, inteso come momento in cui si libera la mente per dare spazio alla creatività, ha fatto un manifesto, come il sociologo Domenico De Masi, cui si deve il copyright dell'«ozio creativo». Sulla stessa linea la scrittrice francese Corinne Maier, che in «Buongiorno pigrizia» traccia un ritratto impietoso del «popolo dell'ufficio». Ma conciliare il lavoro con la vita privata è arduo per tutti, donne in particolare: per questo il Parlamento europeo ha proclamato il 2014 anno dedicato al tema. L'Italia sembrerebbe all'avanguardia in materia, ma solo nella forma: dal 2009 esiste una Carta per l'uguaglianza sul lavoro. Ma l'occupazione in rosa è ben sotto la media europea.