Fuoco amico dalla commissione Bilancio del Senatoil caso

Roma Erano passate un po' in sordina le frasi del premier Matteo Renzi sull'Ufficio bilancio del Senato, recapitate la settimana scorsa a tre giornali. I tecnici di Palazzo Madama - che di mestiere fanno le pulci alle leggi economiche - avevano messo in dubbio coperture e costituzionalità del decreto con il bonus Irpef da 80 euro.
Per tutta risposta, il presidente del Consiglio aveva telefonato a Corriere della Sera, Repubblica eFatto quotidiano per comunicare il suo disappunto nei confronti di questi «gufi». Le critiche al decreto, aveva spiegato, non a caso vengono dal Senato «che voglio abolire» e da funzionari che guadagnano più di 240 mila euro all'anno.
Dichiarazioni spericolate persino per Renzi il rottamatore, perché mettono in discussione una funzione del Parlamento, quella del controllo, che neppure il più feroce presidenzialista vorrebbe intaccare.
Ieri è arrivata una censura politica nei confronti del premier. Pesantissima perché in calce porta le firme del Senato, di due partiti della maggioranza (il Ncd e il Pd del quale il premier è segretario) e di un viceministro importante e renziano della prima ora come Enrico Morando.
Sbagliato, secondo l'esponente liberal del Pd, «reagire alle critiche non con obiezioni di merito, bensì attraverso la delegittimazione dell'interlocutore». Anche se forse - aggiunge il viceministro all'Economia cercando una scappatoia - la reazione del premier potrebbe «essere stato indotta dalle modalità semplicistiche» usate dagli organi d'informazione per riportare i rilievi tecnici del dossier.
Le parole di Morando sono un'adesione ad un documento che ieri è stato approvato dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama all'unaminità. Quindi anche dal Pd e dagli altri partiti di maggioranza. Il presidente Antonio Azzollini, che è un esponente del Nuovo centrodestra, ha espresso «una forte censura nei confronti della dichiarazioni» di Renzi «fino a questo momento non smentite» affermando che «appaiono fortemente lesive» dell'indipendenza del Senato.
Dichiarazioni votate da tutti i senatori della commissione. Come unico distinguo, il capogruppo del Pd Giorgio Santini, si è augurato che le parole «del presidente del Consiglio rappresentino un isolato incidente di percorso». Linda Lanzillotta di Scelta Civica ha auspicato che «in futuro» Renzi assuma un «atteggiamento più rispettoso degli approfondimenti tecnici», tenendo anche conto «della loro importanza ai fini del miglioramento dei provvedimenti».
Le sfide di Renzi con economisti e istituzioni che lo intralciano, sono continuate anche ieri. Al Tg5 il premier ha sfidato i «grandi esperti di Bruxelles» su una scommessa che riguarda il bonus: «Rivediamoci alla fine dell'anno e vediamo quali saranno i numeri reali», sui consumi che stimolati dagli 80 euro.
Ci sono novità anche sulle nomine, sbilanciate a sinistra, dell'Ufficio parlamentare del Bilancio (si veda il Giornale di ieri). Come direttore generale è rispuntato il nome di Daniele Cabras, capo di gabinetto dell'ex ministro Saccomanni, sul quale sta insistendo il Pd, facendo andare su tutte le furie il resto delle forze politiche, visto che anche i tre componenti sono considerati vicini all a sinistra e al governo.