La Germania fuori dall'euro? Ecco perché non è un'eresia

L'affermazione di Silvio Berlusconi per cui non sarebbe un male se la Germania uscisse dall'euro, è un voluto paradosso, essendo la Germania il paese dell'euro più ricco e potente. Ma proprio per questo la frase costituisce una provocazione che induce a riflettere. Autorevoli rappresentanti del partito popolare del cancelliere Merkel, dei liberali e dell'opposizione socialdemocratica continuano a porre in dubbio la linea monetaria della Bce (la Banca centrale europea) che è approvata dal membro tedesco del direttorio di questa di nomina governativa. Essa è anche avversata dal presidente della Bundesbank, la Banca centrale tedesca che fa parte del Sebc, il sistema europeo di banche centrali, di cui la Bce è espressione. La Bundesbank conta per il 28% nel Seb e nella Bce. Si opina che, data la potenza finanziaria di Berlino, essa abbia un concreto potere di veto sulle decisioni della Bce. Perciò negli ambienti internazionali è diffusa la tesi per cui fra 5 o 10 anni l'euro potrebbe non esserci più perché alla Germania non piacerebbe vedere diluito il valore della moneta unica tramite acquisti di Bce di troppi titoli pubblici di stati con alto spread. Berlino tornerebbe al marco. Osservo che, se comprasse solo titoli pubblici tedeschi, cioè Bund che rendono meno del tasso di inflazione, la Bce non saprebbe come chiudere il proprio bilancio, perché avrebbe ricavi finanziari inferiori ai costi di gestione. Ha comprato quindi volentieri titoli ad alto rendimento, di stati solvibili, aventi un deficit moderato e in diminuzione come l'Italia. E con altri acquisti di titoli con spread elevato, la Bce lo abbasserebbe. E tramite la riduzione del costo finanziario del loro debito aiuterebbe gli stati in difficoltà ad attuare il risanamento del bilancio a cui si siano impegnati. Il presidente della Bce, Mario Draghi ha esposto direttrici di politica monetaria ortodossa, non inflazioniste, idonee a che l'euro zona si consolidi, anziché fare passi indietro. Ma data la linea della Bundesbank, importanti banche mondiali sono convinte che l'euro possa terminare nel 2013 per il dissenso fra Berlino e la Bce sulle politiche monetarie, al quale si aggiunge quello delle banche tedesche sulla «unione bancaria». Questa è necessaria per affiancare quella monetaria. Non si può avere una solida unione monetaria senza unione bancaria.
Infatti le banche creano moneta, prestando più denaro di quanto ne abbiano in deposito. E si fanno dare in prestito la differenza dalla banca centrale, quando hanno bisogno di liquidità. Se però questa non le sorveglia, esse possono diventare insolventi, come è accaduto a banche irlandesi, greche, spagnole. Ciò innesca salvataggi da parte di governi che hanno generano debito pubblico e crisi. E non si può gestire il debito pubblico dei paesi dell'unione monetaria, in modo razionale, se non c'è un'unione bancaria, con una vigilanza, sotto l'egida della banca centrale, perché le banche comprano debito pubblico degli stati membri. Ne posseggono molto, ma possono iniziare a venderlo, se sono in difficoltà o temono che la banca centrale non lo difenda. Inoltre se non c'è un unico sistema di garanzia dei depositi bancari, questi possono volare facilmente da paesi come Spagna e Grecia alla Germania, a causa del cambio fisso e della libertà di movimento di capitali nell'eurozona creando crisi del credito in una parte del sistema. Ma attualmente la Germania si oppone all'unione bancaria europea nel progetto formulato dalla Commissione di Bruxelles perché le sue banche - in particolare di quelle degli stati della federazione (i Laender) politicamente molto influenti - non gradiscono la vigilanza di un organismo della Bce. Assistiamo così al paradosso che il Mes (il Fondo europeo di stabilità) rifinanzia (anche con una quota italiana pari al 19%) le banche spagnole per 60 miliardi di euro, ma la Bce non può sorvegliare tali banche per vedere come e dove vanno a finire i soldi, data l'opposizione delle banche tedesche. Ciò mentre la Germania paga il 28% dell'intervento.
Infine il bilancio dell'Unione europea: è di 120 miliardi di euro annui e con esso si potrebbero fare spese per infrastrutture per contrastare la recessione. Ma più delle metà va a fondi per l'agricoltura comunitaria che giovano specialmente a Francia, Danimarca, Olanda e Baviera, E questa fa blocco perché i soldi in questione stiano là. Insomma, anche la Germania dovrebbe fare compiti a casa per l'euro.

Commenti

Gianfranco Rebesani

Dom, 30/09/2012 - 09:05

Questo articolo esprime delle idee che sul piano teorico sono validissime,ma all'atto pratico lasciano il tempo che trovano. Dimentica i crediti che vantano le banche tedesche verso la Gracia e, almeno ufficialmente, i debiti di quest'ultima sono stati sanati solo in parte.Anche alcune banche francesi non stanno molto meglio. Inoltre la potenza economica della Germania, definita la locomotiva d'Europa,si può permettere di affrontare qualsiasi situazione economica condizionando le politiche finanziarie degli altri stati,Francia compresa. Allora? O la Germania oltre che tornare al marco se ne esce dall'Unione Europea oppure la politica di quest'ultima sarà sempre condizionata dal gigante tedesco. Purtroppo